Con la crisi economica non si scherza, soprattutto se c’è aria di recessione e soprattutto se un ventennio politico di artata cecità ha peggiorato una situazione già grave di per sé. Non stiamo parlando degli anni bui che hanno preceduto e accompagnato la Seconda Guerra Mondiale: anche se, come allora, c’è di mezzo un magma nero, stiamo parlando di vent’anni di storia attuale, del futuro dei nostri figli e delle generazioni a venire che abbiamo l’obbligo di tutelare. Serve massima attenzione per supportare le scelte giuste in questo difficile periodo e anche il calcio, soprattutto se dilettantistico, non può esimersi dallo stare di fronte alla proprie responsabilità. Mai come oggi il movimento del calcio dilettantistico, forte di numeri importanti, quali le quasi 15 mila società in Italia (circa 800 nel solo Piemonte), le 70 mila partite organizzate, il milione di atleti coinvolti, deve assumersi responsabilità precise. Non si tratta della gestione della politica sportiva, ma dell’atteggiamento della base, ovvero dei dirigenti che rendono possibile la magia che vede un italiano ogni poche decine sui campi di calcio nel fine settimana, come giocatore, come allenatore, come dirigente, come arbitro o come semplice tifoso. Gli euro sommersi e irrintracciabili utilizzati per rimborsare i calciatori dilettanti dei propri sforzi devono, per esempio, essere cancellati: si gioca a calcio per passione e si lavora per denaro, quindi la prestazione di un atleta dilettante non può e non deve essere retribuita. Il calcio dilettantistico deve riappropriarsi del ruolo fondamentale di veicolo al servizio del sociale, capace di creare passione, entusiasmo e gioia tra giovani già segnati dalla crisi economica. Il calcio deve ricominciare a far emergere le qualità di una popolazione ingrigita da difficoltà che saranno superate soltanto facendo affidamento sulla pazienza e sulla rinnovata credibilità di un’intera nazione. Ogni parte del sistema ha il dovere di fare il proprio e al calcio dilettantistico dobbiamo chiedere di ridurre gli sprechi, di fondarsi sulla legalità e di dimostrare che con la forza del volontariato rivolto al sociale è possibile contribuire a creare entusiasmo.
In questo articolo:
Autore
Nato a Ciriè nel 1972, è cresciuto a Nole Canavese e vive a Torino con la moglie Alessandra e la figlia Marta.
Lavora nell’ambito della comunicazione, prevalentemente come giornalista sportivo, e presso il Comitato Regionale della Figc-Lnd.
Dal 1997 è responsabile delle pagine legate al calcio del “Risveglio”; ha diretto i settimanali sportivi “Sprint e Sport” e “Sport Piemonte”, collaborando inoltre con il quotidiano “Tuttosport”.
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