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06 febbraio 2019 Alto canavese Redazione

«Con un referendum si darebbe spazio a una discussione approfondita fugando dubbi e false verità. Ci vuole tanto?»

Primarie Pd, la lettera-manifesto di Trocino: dalla legalizzazione della cannabis al nodo Tav

La "svolta" del giovane segretario del circolo del Pd Val Malone

Politica
«Le persone, soprattutto i giovani, pretendono oggi di avere uno Stato dove le leggi siano uguali per tutti, dove vengono rispettati i diritti individuali elementari degli esseri umaniPretendono di essere retribuiti per il loro lavoro, che siano dipendenti o che siano lavoratori autonomi e non di aspettare anni nel secondo caso, dopo un processo civile infinito, salvo dover versare l’IVA in anticipo»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, in vista delle imminenti primarie del Partito Democratico, la lettera/riflessione di Fabio Trocino, giovane  segretario del circolo del Pd ValMalone nonchè esponente di spicco della politica giovanile in Canavese, in passato anche come collaboratore del deputato del territorio Francesca Bonomo. Trocino si sta anche impegnando in questi giorni per cercare di organizzare un confronto pubblico per confrontare le diverse mozioni dei candidati alla segreteria politica del partito.

«Mi sono molto interrogato nell’ultimo periodo sul senso del mio impegno politico nel Partito Democratico: per quale motivo un giovane, ormai non più tanto, visti i miei 34 anni e fischia, dovrebbe ancora credere di trovare delle risposte in un partito?
Ma soprattutto perché proprio nel Partito Democratico?
Cosa propone per me e per la mia generazione?
Dopo Matteo Renzi, dopo Pierluigi Bersani, chi, tra i candidati alla segreteria nazionale, ha la credibilità e la coerenza per portare avanti le mie istanze e le mie esigenze?

Ecco, ma quali sono le mie, le nostre, esigenze?

Partiamo da un dato: il nostro Paese è indietro anni luce rispetto alla media Europea, sul fronte della sostenibilità ambientale, della burocrazia dello Stato, del costo del lavoro, della lotta all’evasione fiscale, della lotta alle mafie e alla corruzione, del dissesto idrogeologico, del trasporto pubblico, delle politiche attive del lavoro, del welfare, e potremmo ancora andare avanti.

Le persone, soprattutto i giovani, pretendono oggi di avere uno Stato dove le leggi siano uguali per tutti, dove vengono rispettati i diritti individuali elementari degli esseri umani. Pretendono di essere retribuiti per il loro lavoro, che siano dipendenti o che siano lavoratori autonomi e non di aspettare anni nel secondo caso, dopo un processo civile infinito, salvo dover versare l’IVA in anticipo. Pretendono di avere servizi pubblici più snelli, più rapidi e digitalizzati come accade nella maggior parte dei Paesi europei. Pretendono di avere una casa a norma di legge, avendo le autorizzazioni necessarie per costruirla non soltanto se abitano nel nord Italia. Pretendono di pagare le tasse se le pagano tutti. Vorrebbero potersi muovere con i mezzi pubblici se non posso permettersi l’auto di ultima generazione. Vogliono pari opportunità e MERITOCRAZIA!
La cosa interessante è che, oltre a dover sopportare una delle pressioni fiscali più alte al mondo, abbiamo un debito procapite alla nascita enorme e in costante aumento. A che pro?

Occorrono le riforme!

Mi aveva convinto la proposta politica di Matteo Renzi perché su molti temi aveva capito cosa bisognava fare e in parte aveva cominciato a fare qualcosa, poi però questo percorso difficile e complesso (per via dei numeri ridotti in Parlamento, della coalizione variegata che sosteneva la maggioranza e degli errori di Renzi, della massoneria italiana ecc ecc) si è interrotto. A differenza di molti io credo che quel percorso vada ripreso con urgenza per il bene dell’Italia, indipendentemente da chi lo porterà avanti.
Prima che Roberto Giachetti e Anna Ascani decidessero di candidarsi io non avevo avvertito in nessuna delle altre candidature la voglia di riprendere questo percorso: Zingaretti sostiene che sia tutto sbagliato e da rifare, quasi a doverci vergognare di quello che il Partito Democratico ha fatto nei 5 anni passati, anzi ha persino detto che devono riprendersi il partito come se qualcuno lo avesse rubato a qualcun altro o fosse proprietà di qualcuno. Sembra che la classe dirigente degli ultimi 5 anni abbia distrutto il centro-sinistra.
Non è così. Sui diritti siamo riusciti finalmente ad andare avanti e penso, ad esempio, alle unioni civili, penso all’adesione del Partito Democratico al Partito socialista europeo, al reddito di inclusione sociale, ai nuovi reati ambientali.
Diciamo che se vogliamo trovare politiche di centro-sinistra, concretamente, passando dalle questioni sociali a quelle ambientali, ne potremmo trovare notevoli, forse più che nei 20 anni precedenti, sfido i nostalgici dei DS e Margherita, o dell’Unione, a verificare!
Va fatta un operazione verità anche sul Partito Democratico: noi siamo stati messi da parte dall’elettorato prima di tutto per le nostre divisioni interne. Provo a dirlo in modo semplice: senza quelli “con le facce come il culo” (prendo in prestito una citazione giachettiana) avremmo avuto un po' di credibilità in più alle ultime politiche.
Se chiedi agli elettori di scegliere una leadership forte, poi ci si confronta – scontra – ci si divide, si fa il congresso e le primarie, e quando la tua mozione perde non ti adegui alla maggioranza, come fai ad avere un partito che comunica in modo CHIARO, SEMPLICE e UNIVOCO le sue priorità?
Se pochi giorni dopo aver eletto un segretario, lavori per indebolirlo come pensi che vada avanti la “ditta”?

Abbiamo un’enorme quantità di strumenti che possono essere utilizzati per far discutere militanti ed iscritti nelle scelta della classe dirigente.
Facciamo un esempio: LEGALIZZAZIONE della Cannabis anche a scopo ricreativo. Roberto Giachetti da sempre è favorevole. Anna Ascani non lo è. I dati dicono che più del 50 % degli italiani è favorevole. Si dovrebbe avviare un referendum tra gli iscritti per chiedergli cosa pensano. E la questione TAV per guardare al PD piemontese, fino a poco tempo fa non tutti erano molto convinti. Con un referendum si darebbe spazio a una discussione approfondita fugando dubbi e false verità. Ci vuole tanto?

Ci dissero che il Partito Democratico era un partito in grado di cogliere e di comprendere i cambiamenti che ci circondavano. Una casa dove i socialdemocratici, i cattolici e i riformisti italiani avrebbero trovato una casa, un grande partito a vocazione maggioritaria, dove il capo politico è il candidato naturale alla premiership, un sacco di promesse e di belle parole che oggi una parte di partito vuol rimangiarsi per, magari, tornare agli schemi politici del passato. Dobbiamo invece andare avanti ancor più rapidamente e velocemente se vogliamo salvare il futuro dell’Italia e dell’Europa».

Fabio Trocino