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21 aprile 2021 Redazione

RUBRICA. "Le prime pagine dei nostri 100 anni"

Gelosie, rancori e disagio sociale: quando il killer è una persona di casa

Quattro storie nel nostro territorio in 10 anni

Gelosie, rancori e disagio sociale: quando il killer è una persona di casa
Nel 2011 a Vauda il caso del femminicida “sonnambulo”. Un anno dopo a Caselle un altro uxoricida, fino alle recenti stragi di Rivara, Venaria e Rivarolo

Il 7 agosto 2011 il Canavese veniva scosso da una notizia scioccante. Si parlava infatti di omicidio a Vauda: l’assassino, un uomo di 51 anni, uccise la moglie 46enne nel sonno con un colpo di pistola alla nuca dopo vent’anni di matrimonio. Poco dopo si costituì alla polizia con la surreale “scusante” di soffrire di sonnambulismo: «L’ho fatto, ma dormivo». Cantoniere comunale e senza aver mai avuto problemi con la giustizia, lasciò tutti sconcertati e allibiti di fronte allo spaventoso gesto, tutti tranne i familiari della vittima. Da tempo infatti erano preoccupati, lui era diventato aggressivo e la minacciava di morte. L’accusa? La gelosia nei suoi confronti, amplificata dal nuovo posto di lavoro come supplente nelle scuole.

Solo un anno dopo, il 18 marzo 2012, a Caselle un altro omicidio tra consorti: un uomo soffocò la moglie con un cuscino, dopo l’ennesimo litigio dovuto alla richiesta di lei di divorziare, dopo 40 anni di matrimonio. Subito dopo si recò dalla polizia e si costituì, dichiarando le sue motivazioni. Un anno fa si parlava di un altro caso: un omicidio-suicidio a Rivara, che coinvolse padre e figlio, il 21 settembre 2020. Un operaio di 47 anni divorziato uccise il figlio di 11 a colpi di pistola per poi suicidarsi con la stessa arma, l’ultimo addio avvenne tramite un post su Facebook. Nessuno poteva pensare a un gesto simile dato il forte legame con il bambino, la famiglia e il paese sotto choc.

Molto simile e a soli pochi giorni di distanza un uomo, costretto alla sedia a rotelle dopo un incidente, uccise la moglie che voleva la separazione davanti all’Allianz Stadium, al confine tra Venaria e Torino, per poi spararsi alla testa. Anche questa volta il caso di omicidio era stato preannunciato velatamente sui social. Questi gli ultimi ed eclatanti casi fino alla strage di Rivarolo, di pochi giorni fa, che sembra avere come moventi sempre rancore e gelosia, anche se di tipologia diversa e tristemente ha coinvolto questa volta più famiglie. Renzo Tarabella, 83 anni ha ucciso a colpi di pistola moglie, figlio e la coppia Osvaldo e Liliana Dighera, vicini di casa, che in passato l’avevano aiutato nella gestione del figlio disabile Wilson.

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