Nascere in casa, la scelta di una giovane coppia sanmauriziese
Anche la seconda bambina è nata tra le mura domestiche
Nascere in casa, la scelta di una giovane coppia sanmauriziese
«Permette di vivere il momento della nascita con calma, rispettando i tempi della mamma, comunque seguiti da personale qualificato»

Una volta era l’abitudine, ora un fatto inconsueto. Eppure c’è chi sceglie al posto di una stanza di un reparto di ostetricia di partorire nel letto di casa sua. Una legge del 1998 consente, rispettando alcune regole, di mettere al mondo un figlio nella propria abitazione. Secondo gli ultimi dati nel 2023 su 382.621 nati, appena lo 0,09 per cento dei parti (circa 340 nascite) è avvenuta al domicilio della mamma.

Una coppia di genitori di San Maurizio ha scelto per due volte il parto in casa: il 16 maggio 2024 alle 10 di mattina, Francesca Novaretti ha dato alla luce Matilde, una bambina di quasi 3 kg di peso. Al suo fianco il marito Gabriele Zanlorenzi. Il 2 febbraio di quest’anno, sempre nella casa di San Maurizio, è venuta al mondo Camilla. «Le ostetriche ci avevano detto che da molto tempo non vedevano un parto in casa con la camicia – raccontano mamma Francesca, di professione osteopata, massaggiatrice e riflessologa plantare e papà Gabriele, operatore di radioestesia – abbiamo deciso di accontentarle e Camilla è nata con la camicia…».

Entrambe le volte i genitori non hanno voluto conoscere in anticipo il sesso del nascituro. «Non ci interessava sapere se era maschio o femmina, ma che fosse in salute – spiega Francesca – rispetto alla nascita di Matilde il travaglio è stato più veloce, mentalmente ero più pronta e presente, avendo l’esperienza della volta precedente, ma l’emozione è sempre fortissima, purtroppo segnata dalla scomparsa di mio papà». A dicembre è mancato Gianpiero Novaretti, figura di spicco dell’associazionismo sanmauriziese.

Durante la gravidanza la coppia è stata seguita dall’equipe dell’associazione Casa Maternità Prima Luce di Torino, una delle poche specializzate nell’agevolare il parto tra le mura domestiche. «Rispetto alla prima volta abbiamo seguito il corso di pre parto a Leini – raccontano – c’erano altre quattro coppie insieme a noi, è stato utile per condividere le emozioni, ma anche per prepararci ai primi mesi di vita della bambina. Una delle motivazioni che ci hanno spinto a scegliere il parto in casa è la possibilità di vivere un momento importante della vita nel proprio ambiente familiare, supportati comunque da professionisti esperti». Francesca è stata seguita per tutta la gravidanza da un’ostetrica. «Dalla 37esima settimana tutte le visite si sono svolte a domicilio – continua – mentre prima ero seguita da una ginecologa e dovevo andare al consultorio. Durante il travaglio erano presenti le ostetriche Manuela D’Ambrosio e Stefania Cuccarollo».

Il parto in casa è coperto solo parzialmente dall’Asl. «La Regione Piemonte rimborsa 930 euro su un costo totale di circa 3mila – illustra la coppia – ma ci sono alcune Regioni che non danno nessun tipo di contributo. I controlli da parte dell’equipe di Casa Maternità Prima Luce continuano fino al primo anno di vita del bambino, con consigli per l’allattamento e il primo bagnetto. Si preoccupano anche della salute della mamma, verificano che l’utero sia tornato in posizione, suggerendo degli esercizi per rinforzare il pavimento pelvico ».

Un’esperienza, quella del parto tra le mura domestiche, che potrebbe nuovamente ripetersi. «Non diciamo di no a un terzo figlio – concludono – partorire in casa è un’esperienza che consigliamo, permette di vivere il momento della nascita con calma, rispettando i tempi della mamma, comunque seguiti da personale qualificato».

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