Il podcast sul referendum dei ragazzi del Fermi Galilei a prova di par condicio, e il preside alla fine accetta di pubblicarlo prima della votazione
Il capo d'istituto convinto dalla bontà del progetto e dalla petizione degli studenti educata e rispettosa
Il podcast sul referendum dei ragazzi del Fermi Galilei a prova di par condicio, e il preside alla fine accetta di pubblicarlo prima della votazione
Il professor Giammalva: «Nonostante il mio "eccesso" di zelo iniziale si è rivelato un lavoro da esempio civico»

C’è una morale quasi pedagogica nella vicenda che ha coinvolto gli studenti del Liceo Fermi-Galilei. Mentre il dibattito pubblico si avvita su interpretazioni creative della par condicio a livelli ben più alti (con la premier a sforarne i limiti senza problemi sulle “tv amiche”), una classe ha deciso di prendere sul serio la Costituzione, trasformandola in un podcast sul referendum della giustizia del 22 e 23marzo.

Hanno invitato giuristi, hanno pesato le tesi contrapposte, hanno costruito un’architettura informativa impeccabile. Eppure, proprio quando il lavoro era pronto per Spotify, sarebbe invece scattato il riflesso condizionato della prudenza burocratica. Il preside, forse scrutando con eccessivo timore le circolari del ministro Valditara o le ombre di una politica sempre più suscettibile, avrebbe subito preferito pubblicare il lavoro a giochi fatti, altrimenti non si spiega la petizione con cui i ragazzi hanno chesto invece che venisse pubblicato in tempo utile.

Gli studenti non hanno scelto però la via dell’insulto o della ribellione scomposta, ma quella della deontologia e, il preside, alla fine, lo hanno convinto. Con una petizione interna, rivendicando il diritto di offrire uno strumento di consapevolezza ai propri coetanei. Un segnale di salute democratica, almeno in questi giovani. Mentre gli adulti si interrogano sui limiti del dissenso e sulla “scuola del merito”, questi studenti hanno dimostrato che il merito non è un voto in pagella, ma la capacità di stare nel merito delle questioni. Hanno difeso la libertà di stampa e di pensiero con una maturità che spesso manca nei palazzi del potere. Se l’obiettivo della scuola è formare teste pensanti, al Fermi-Galilei la missione è compiuta. Nonostante le cautele, o forse, paradossalmente, proprio grazie alla sfida che queste hanno generato. Una prova di maturità che non aspetta l’esame di Stato per manifestarsi…

Le dichiarazioni del preside Vincenzo Giammalva

«E alla fine sono contento anche io che sia andata così – ammette il capo d’istituto  – nonostante il mio “eccesso” di zelo iniziale, motivato peraltro da motivi di opportunità e di tutela dell’istituto visto il clima avvelenato della consultazione elettorale e tutti quei casi contestati per la “mancata par condicio” sul tema in diverse scuole d’Italia cui il ministro Valditara ha mandato gli ispettori: poi ho visto il prodotto, che è ottimo ed equilibrato e a cui ho partecipato anche io in ultima istanza e soprattutto ho apprezzato l’educazione e la civiltà con cui i ragazzi hanno perorato la loro causa con apposita petizione»

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