Il percorso verso l’entrata in vigore del primo piano regolatore di Mappano dalla conquista dell’autonomia municipale tornerà lunedì 30 marzo, dopo cinque anni, sui banchi del Consiglio Comunale. Nello specifico si tratterà del progetto preliminare, maturato dopo cinque anni di confronti con cittadini, associazioni, categorie economiche e professionisti per dare unitarietà e un assetto coerente e sostenibile a un territorio sviluppatosi secondo quattro logiche differenti, tante quanti erano i Comuni di appartenenza.
Il documento sarà uno sviluppo dei principi-guida già alla base del contributo tecnico-programmatico adottato dall’Amministrazione nel 2020 e della proposta tecnica di progetto preliminare discussa in Consiglio – all’epoca in videoconferenza a causa del Covid – il 14 maggio 2021: il contenimento delle nuove trasformazioni, la tutela del suolo agricolo e la rigenerazione urbana come leva di sviluppo.
I dati chiave sono la riduzione delle previsioni edificatorie di 370mila metri quadri, dagli oltre 1,1 milioni presenti nelle pianificazioni dei Comuni cedenti a 742mila; il rispetto delle condizioni idrauliche del territorio, con una falda superficiale diffusa e un complesso sistema di canali; e la risoluzione del nodo delle aree Borsetto, che ha segnato la politica urbanistica degli ultimi decenni. Il confronto con la società, che fece anche ricorso al Tar nel 2021 sulla proposta tecnica, si è risolto in una riduzione della superficie edificabile da 257mila a 105mila metri quadri (un 60 per cento in meno) e delle previsioni più impattanti con una riorganizzazione più compatta e controllata.
Una visione non condivisa all’unanimità, come emerse dalle dichiarazioni dei consiglieri di minoranza (ex amministratori a Caselle e Borgaro) nel passaggio in Consiglio del 2021: Valter Campioni la accusò di favorire non la crescita economica ma una «decrescita infelice»; Roberto Tonini contestò sia il pregio dei terreni agricoli sia la rilevanza quantitativa della riduzione del consumo di suolo; Luigi Gennaro accusò la maggioranza di scarso coinvolgimento. Ma a favore dell’iter progettuale ha giocato, oltre alla competenza dei tecnici coinvolti, la continuità del gruppo di “Mappano in Comune” – emanazione del Comitato per l’autonomia già guidato proprio da Francesco Grassi – al governo del paese dal 2017, con la conferma di tutti gli assessori, a partire dal titolare della delega all’urbanistica Massimo Tornabene, per il secondo mandato in corso.
Dopo il passaggio in Consiglio scatteranno i 60 giorni per la presentazione delle osservazioni dei soggetti interessati, alle quali seguiranno le controdeduzioni del Comune.
«Il Piano che portiamo in Consiglio – afferma Tornabene – è il risultato di un lavoro lungo, iniziato nel 2019, che ha coinvolto istituzioni, tecnici e comunità locale. Abbiamo scelto di ridurre ciò che era eccessivo, comprese, d’intesa con la stessa proprietà, le aree Borsetto e di costruire una visione unitaria per un territorio che non l’ha mai avuta. È una scelta di responsabilità: meno espansione, più qualità, più capacità di governo del territorio».
Aggiunge il sindaco Grassi: «Mappano nasce da un’idea chiara e da una scelta coraggiosa: essere padroni del nostro futuro. Fin dai tempi del Comitato per la costituzione del Comune di Mappano, che ho avuto l’onore di guidare, il nostro obiettivo è sempre stato uno: governare lo sviluppo del territorio mettendo al centro le persone, la qualità della vita e la tutela dell’ambiente. Oggi, con questo Piano Regolatore, quella visione diventa realtà».


