Vaccino Pfizer e mielite trasversa: la Corte d’Appello di Torino conferma il nesso e il diritto al risarcimento
La Corte d’Appello di Torino ha messo un punto fermo su una vicenda giudiziaria di grande rilievo, confermando il nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino anti-Covid Pfizer-BioNTech e l’insorgenza di una grave patologia neurologica. Con questa sentenza, i giudici hanno respinto il ricorso del Ministero della Salute, confermando quanto già stabilito in primo grado dal Tribunale civile di Asti: una commerciante di 57 anni di Alba ha diritto all’indennizzo previsto dalla legge.
Il caso e la diagnosi di mielite trasversa
La vicenda riguarda una donna che, nell’aprile 2021, si era sottoposta alle due dosi previste del vaccino Comirnaty. A seguito dell’inoculazione, le era stata diagnosticata una mielite trasversa, una rara ma grave condizione neurologica che comporta l’infiammazione del midollo spinale.
Nonostante il Ministero della Salute avesse sostenuto in aula che la patologia fosse legata a una condizione autoimmune preesistente della donna, i giudici d’appello hanno confermato le conclusioni dei periti. Secondo la sentenza, l’assetto della paziente non rappresentava una causa alternativa, ma semmai un “terreno favorente” l’evento avverso verificatosi dopo il vaccino.
Le motivazioni della Corte
La decisione si fonda sulla “preponderanza dell’evidenza”, un criterio giuridico che attesta il legame tra l’iniezione e il danno subito. La Corte ha scelto di non disporre nuove consulenze, ritenendo complete e corrette quelle del primo grado.
L’avvocato Stefano Bertone, parte del team legale (Studio Ambrosio & Commodo) che ha assistito la donna, ha evidenziato come la sentenza ribadisca un principio cardine: “I vaccini, come tutti i farmaci, possono comportare reazioni avverse anche gravi”. Un dato di fatto tecnico che, secondo i legali, viene spesso ignorato nella comunicazione di massa.
Un precedente che fa scuola
Dopo la prima sentenza di Asti, lo studio legale ha registrato un incremento costante di segnalazioni, con circa tre nuovi casi a settimana. I dati internazionali citati dai legali parlano di oltre 36.000 domande di indennizzo accolte nel mondo al 2024, con percentuali di accoglimento in Europa che variano tra l’11% e il 30% dei casi analizzati.
Questa sentenza torinese non solo tutela il diritto alla salute e al ristoro del singolo cittadino, ma sottolinea l’importanza di un’analisi medico-legale rigorosa e multidisciplinare per affrontare i casi di reazioni avverse gravi.


