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16 aprile 2019 Barbania Cinzia Fontana

L'appello dei volontari che si occupano del cavallo trovato in fin di vita e seviziato un anno fa

«L'odissea di Apollo non è ancora finita, rischia di tornare dal suo aguzzino»

L'animale è ospite di un rifugio a Barbania

Recentemente il Tribunale di Ivrea ha liquidato il caso come reato minore emettendo un decreto di condanna e il pagamento di una multa nei confronti del proprietario

L'odissea non è ancora finita per i volontari della Casa del Cane vagabondo che da quasi un anno si prendono cura di Apollo, il bellissimo cavallo bianco trovato in fin di vita con lesioni in diverse parti del corpo il 14 giugno 2018 in un rudere presso Piano Audi.

Il rischio che il cavallo possa tornare nell'inferno da cui è stato salvato non è ancora passato.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Ivrea ha definito  il caso come reato minore ed emesso un decreto di condanna e il pagamento di una multa (da 3mila a 15mila euro) verso il proprietario del cavallo, il quale, tramite il suo avvocato, si è opposto ed ha chiesto di andare a giudizio.

«Noi associazioni animaliste non siamo neanche state avvisate -spiega Roberta Ravello, legale rappresentante della onlus Horse Angels che da alcuni mesi ha preso a cuore il caso, in seguito all'interessamento della ministra della Salute Giulia Grillo e degli oltre 180mila cittadini italiani che attraverso la piattaforma Change.org ne hanno chiesto l'intervento- Attualmente è in corso il dibattimento in cui avevamo intenzione di costituirci parte civile ma adesso temiamo che sia troppo tardi e che Apollo possa tornare da chi l'ha condannato a morte. I due fascicoli, il nostro e quello della Casa del Cane vagabondo sono stati trattati separatamente e il nostro è stato archiviato, non capiamo perché, se si è trattato di un errore...».

«Noi volontari siamo trattati come gli ultimi della terra -afferma amareggiata Patrizia Ceccarelli, titolare del rifugio- quando salvaguardare gli animali è un servizio sociale. Dov'è la giustizia? Perché non mi chiamano a testimoniare? Quando il cavallo non riusciva più a rialzarsi il proprietario lo prendeva a calci davanti ai miei occhi. Non permetteremo che torni nell'inferno in cui si trovava -conclude la Ceccarelli- piuttosto m'incateno al cavallo».

Anche per Jasmine, la povera cavalla che l'anno scorso non è sopravvissuta al grave stato di deperimento dopo un altro sequestro e sempre a Corio e l'affidamento al rifugio insieme a 7 cani, inizierà presto il processo.

«Continuiamo a farci carico dei cani -informa la Ceccarelli- quando avremmo potuto darli in adozione da tempo».

La petizione online per Apollo prosegue ora rivolta al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere una pena esemplare. Si può firmare su Change.org o sul profilo Facebook della Casa del cane vagabondo.