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02 aprile 2021 Ciriè Antonello Micali

IL RICORDO. Guidò la testata per 40 anni nei difficili anni del dopoguerra e il Risveglio divenne il giornale per antonomasia del territorio

Trenta anni fa la morte di Carlo Brizio, nostro iconico direttore

Benché gravemente malato, è stato al timone di questo giornale praticamente fino all’ultimo

Trenta anni fa la morte di Carlo Brizio, nostro iconico direttore
Alla guida del Risveglio dal 1949, quando Cornelio Valetto lasciava la direzione del giornale, da poco riaperto dopo gli anni della censura fascista

Un nome che non solo per noi del Risveglio sa di leggenda del giornalismo o almeno di un certo tipo di fare informazione dalla quale, nonostante le trasformazioni che il tempo ha determinato anche nella nostra testata e nella professione tutta più in generale, è impossibile prescindere e che racconta al netto di idee o linee editoriali - della serietà d’approccio e passione verso un mestiere importante quale è quello di informare. Sono queste, in estrema sintesi, le peculiarità del direttore forse più iconico della storia del nostro giornale, e non solo per la longevità al suo timone.

Ricorre in questi giorni il trentennale della morte di Carlo Brizio, storica guida de il Risveglio per oltre 40 anni: correva infatti l’anno 1949 quando Cornelio Valetto lasciava la direzione del giornale, da poco riaperto dopo gli anni della censura fascista, a Carlo Brizio, primogenito di quattro figli della famiglia Brizio Falletti di Castellazzo, trasferitasi da Brà a Ciriè negli Anni Venti perché il padre, dottore in chimica, lavorava all’Ipca.

Il giovane Carlo Brizio imprimerà da subito alla testata un’impronta forte e originale, destinata a caratterizzarlo fino ad oggi, facendo del Risveglio il giornale locale per antonomasia del Ciriacese delle Valli lanzesi e del Basso Canavese, grazie anche alle sue notevoli doti nel creare una fitta rete di collaboratori selezionata sulla base di valori come fiducia e serietà attraverso associazioni, gruppi sportivi e cittadini.

In ossequio ai tempi e con una fogliazione modesta, il giornale pensato in quella fase da Brizio come notiziario sintetico, chiaro e preciso, piace subito al pubblico e il Risveglio diventa così un settimanale tra i più diffusi del Piemonte, «...un giornale che piace alla gente proprio perché è scritto, in parte, dalla gente stessa ». Con lo svilupparsi del pluralismo informativo e l’avvento di testate concorrenti, Brizio dimostrerà anche di saper avviare quella fase di modernizzazione (un processo in continuo divenire ancor oggi) che traghetterà di lì a poco il Risveglio verso le trasformazioni, molto delle quali scandite dal progresso tecnologico che dagli anni ‘80 in poi diverrà sempre pià decisivo, che ci hanno portato a scavallare il secolo e compire 100 anni.

Carlo Brizio, benché gravemente malato, è stato al timone di questo giornale praticamente fino all’ultimo. Umile come tutti i virtuo- si, era sì il direttore della testata ma, ed in questo, insieme ad altre suggestioni mutuate dalla sua storia, vi vedo una continuità con l’attuale approccio di questa redazione - ne era autore, redattore e cronista. E collega di tutti...

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