Lasciano la città per trasferirsi ad Ala di Stura
Cronaca bianca
14 Marzo 2012

Lasciano la città per trasferirsi ad Ala di Stura

ALA DI STURA — Montanari si diventa! Dopo che per decenni si è parlato di spopolamento, cominciano ad avvertirsi timidi segnali di inversione. La montagna non è più solo un luogo di solitari alpigiani ma può diventare il posto in cui scelgono di viverci cittadini che intendano dare una svolta alla propria vita. È un po’ quello che è successo alla famiglia Graziano, che dal centro di Torino ha fatto un gran balzo verso le alte valli. Sergio, dottore forestale, la moglie Rosaria, agronoma e i figli Sofia e Roberto della città erano stanchi: «Ci stava stretta, mancavano i contatti sociali, il nervosismo era quotidiano, non eravamo che un dato anagrafico. Era difficile persino scambiare due parole coi vicini di pianerottolo».
Nel 2009 Sergio, assieme ad alcuni colleghi, si lancia nell’impresa di realizzare e gestire il parco avventura di Balme, l’ “Ecocampus L’Aghièri”. La dimensione paesana coinvolge presto il resto della famiglia, che non esita a trasferirsi definitivamente in valle: «È stata una decisione consapevole, non si andava a vivere in una baita sperduta ma in un’alloggio con tutti i comfort moderni. Semplicemente alcuni servizi sono più distanti di prima, per andare al cinema o in piscina ora impieghiamo magari un’ ora in viaggio. Ma precedentemente impiegavamo lo stesso tempo, mezz’ora per spostarci e altrettanto per trovare parcheggio! A guadagnarci è la qualità della vita, la salute e, in definitiva, anche l’aspetto economico non è da sottovalutare: i costi di affitto in montagna sono accettabili, come lo sono quelli della vita quotidiana, riscaldamento incluso».
In questo tipo di scelte la componente femminile è indispensabile e per Rosaria, dipendente del Servizio Agricoltura della Provincia di Torino, la nuova vita ha comportato qualche sacrificio in più: «Prima raggiungevo l’ufficio in dieci minuti, ora mi occorrono due ore, trasbordando su più mezzi. Ma il treno che parte e torna a Ceres è un servizio eccezionale. È una ferrovia che meriterebbe di essere valorizzata, anche turisticamente. E poi io sono innamorata dell’ambiente della Val d’Ala, delle sue espressioni botaniche, della ricchezza panoramica, di un’antropizzazione ridotta che, vissuta da molti come un problema, rappresenterà la vera risorsa per il futuro».Nemmeno i figli hanno patito il cambiamento e si trovano a loro agio nella frequentazione delle scuole, Sofia alla secondaria di primo grado di Ceres e Roberto alla primaria di Ala di Stura: «Siamo stati accolti bene dagli insegnanti e dai nostri nuovi compagni, in classi poco numerose dove si comprendono meglio le nostre esigenze. E poi fuori da scuola siamo veramente all’aria aperta. Anche i piccoli inconvenienti quotidiani, il freddo, le improvvise nevicate, per noi sono solo delle simpatiche avventure». Sofia ormai, col pensiero è già proiettata alle scuole superiori, quando dovrà recarsi a Venaria per frequentare il liceo classico, ma non si spaventa per l’impegno aggiuntivo che il viaggio comporta. Il papà intanto, è affaccendato a preparare nuove attrattive estive nel suo parco avventura, oltre a progettare iniziative per l’avvio di coltivazioni orto-frutticole biologiche in quota, per autoconsumo e per la vendita diretta. «La città – ci dice – non soffre solo del crollo dell’economia, ma è principalmente in crisi di valori. Noi ce la siamo lasciata alle spalle, e non siamo gli unici. Forse è finito il tempo dei montanari che emigravano in città, o forse è solo cominciato quello dei cittadini che vanno a vivere in montagna, alla ricerca di una vita che sia, i, davvero sostenibile”.

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