Storica sentenza della Corte costituzionale sulle specie cacciabili
Ambiente, Prima pagina
21 Gennaio 2019
Esultano gli attivisti del Tavolo Animali & Ambiente costituito da una lunga lista di associazioni

Storica sentenza della Corte costituzionale sulle specie cacciabili

«Un importante precedente ed un altro passo verso l'abolizione definitiva della attività venatoria»

Detto con altre parole, all’attività venatoria non è ascrivibile alcuna positiva valenza ambientale. È quanto emerge dalla sentenza del 5 dicembre scorso e depositata il 17 gennaio 2019 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Piemonte e dalle associazioni venatorie riguardo gli articoli (n. 39, comma 1 della Legge Regionale n. 26/2015 e n.1, comma 1 della Legge Regionale n. 27/2016) con i quali la Regione Piemonte aveva protetto e dichiarato non cacciabili ben 16 specie selvatiche in difformità dalla legge nazionale.
Trattasi delle specie: pernice bianca, allodola, lepre variabile, fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, moretta, moriglione, combattente, merlo.
La Corte ha accolto in pieno le tesi sostenute dalle associazioni LAC, LAV, PRO NATURA e SOS GAIA in appoggio alla Regione Piemonte. In particolare la sentenza afferma che i livelli di protezione fissati dalla legge n. 157 del 1992 a salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema «non sono derogabili in peius dalla legislazione regionale ma possono invece essere variati per innalzare il livello della tutela».
La riduzione delle specie cacciabili operata dalla Regione Piemonte con atto legislativo ha avuto l’effetto di innalzare il livello della tutela faunistica: «In nessun modo la riduzione delle specie cacciabili ha inciso in peius sugli standard minimi e uniformi di protezione della fauna, la cui disciplina è ascrivibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato» scrivono infatti i giudici.
«Ora ci aspettiamo che, sull’onda della citata sentenza, l’esempio del Piemonte sia presto seguito da altre Regioni e siano sottratte all’attività venatoria in primis le specie selvatiche in declino numerico», concludono gli animalisti. Prosegue così la battaglia del Tavolo Animali & Ambiente compiendo un altro passo verso l’abolizione definitiva della caccia.

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