Urla, insulti e frasi che istigano all’odio e al razzismo durante il corso online della Croce Rossa
Cronaca nera, Prima pagina
30 Marzo 2021
Il sodalizio ha presentato apposita denuncia alla Polizia Postale

Urla, insulti e frasi che istigano all’odio e al razzismo durante il corso online della Croce Rossa

Un fatto increscioso di "zoombombing", denunciato dallo stesso Fabio Papurello, presidente del comitato Cri di San Francesco al Campo

«Nella serata di lunedì 29 marzo, durante la presentazione online del corso di accesso per diventare volontari della Croce Rossa, si è verificato un fatto increscioso: alcune persone si sono collegate e hanno iniziato a lanciare insulti inneggianti all’odio, al razzismo, bestemmie fino ad arrivare anche alle minacce alla mia persona e a tutti coloro che in quel momento erano collegati per ricevere tutte le informazioni sullo svolgimento del corso».

È rimasto senza parole Fabio Papurello, presidente del comitato Cri di San Francesco al Campo, per questo spiacevole episodio di “zoombombing” che ha rovinato l’incontro informativo a cui stavano partecipando in rete una quarantina di persone collegate attraverso Google Meet.
«A tutela dell’associazione e di tutti coloro che ne fanno parte, in data odierna (martedì 30 marzo, ndr) il consiglio direttivo presenterà apposita denuncia presso la Polizia Postale -rende noto Papurello attraverso un comunicato stampa- Purtroppo la Croce Rossa, a tutti i livelli, e i suoi soci sono da sempre bersaglio di fatti che danneggiano l’umanità e la natura umana, come più volte denunciato anche nella campagna internazionale “Non sono un bersaglio”. Dispiace che questo avvenga verso persone che dedicano il loro tempo libero ad aiutare il prossimo. A nome di tutto il comitato, ribadendo ulteriormente e sottolineando la nostra distanza da questi individui, porgiamo le nostre più sentite scuse a coloro che erano seriamente collegati ed interessati a intraprendere questo nuovo percorso».
In questo periodo in cui gli incontri in presenza non sono possibili, e tutto è stato spostato online, anche la violenza e l’odio si stanno trasferendo sulle piattaforme di incontro virtuale, i cui sistemi di sicurezza, talvolta, non funzionano come dovrebbero. Il risultato è appunto il fenomeno del cosiddetto “zoombombing”: l’irruzione, da parte di individui o gruppi di disturbatori virtuali, spesso membri di compagini estremiste, in ogni tipo di incontro online come conferenze, eventi, riunioni e anche lezioni scolastiche.

Il termine ha la sua radice nella piattaforma di videoconferenza Zoom, che nei mesi scorsi aveva manifestato alcuni problemi di sicurezza, ma poi è diventato di uso comune per indicare tutti i casi simili.

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