Minori, grido d’allarme del Cis
Il Caso, Prima pagina, Welfare
2 Febbraio 2026
Cresce il numero dei soggetti allontanati dalle famiglie e inseriti in strutture

Minori, grido d’allarme del Cis

Solo nel nostro territorio dai 61 del 2024 si è passati a 89 dello scorso anno

Minori, famiglie a rischio, anziani bisognosi di cure. Sono alcune delle sfide affrontate quotidianamente dal Cis di Ciriè, in prima linea nell’affrontare le criticità di quanti vivono una situazione di difficoltà sociale o economica.

Una delle criticità riguarda i minori e i nuclei familiari interessati da progetti di residenzialità decisi dall’Autorità Giudiziaria. Per questo settore la spesa è cresciuta sensibilmente: nel 2025 è aumentata di quasi 700mila euro.

 

«Scontiamo ancora gli effetti della pandemia: l’obbligo di restare a casa durante il Covid ha fatto esplodere i conflitti familiari in contesti già problematici – riflette Mariangela Brunero, presidente del Cis – nel 2024 il Cis ha sostenuto una spesa di quasi 2 milioni di euro per l’accoglienza residenziale di minori allontanati dalla famiglia su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. I soggetti coinvolti erano 69, di cui 61 minori e 8 mamme. Nel 2025 la situazione si è ulteriormente aggravata, con un incremento di spesa di 691mila euro, per un totale di oltre 2 milioni e mezzo di euro. Le persone inserite sono state 101: 89 i minori e 12 le mamme. Parliamo di spese obbligatorie per il nostro ente perché derivanti da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, ma di difficile sostenibilità per un bilancio come quello del Cis che si trova a dover garantire interventi di tutela imprescindibili, ma non programmabili». Il Cis ha quindi dovuto mettere mano alle risorse, scontrandosi con fondi nazionali e regionali sempre più vincolanti. «I margini di manovra dei Consorzi come il nostro sono limitati – continua – C’è poi il problema nel trovare un posto nelle comunità mamma-bambino e nelle comunità educative residenziali per minori. Le tariffe, oltre ad essere onerose sono fortemente diversificate da regione a regione: manca infatti una regolamentazione delle rette a livello nazionale».

Per far fronte a una vera emergenza sociale il Governo con la legge di bilancio 2025 ha creato un fondo per supportare i Comuni nell’affrontare le spese per l’assistenza dei minori in strutture residenziali o affidi.

«La norma ha permesso al Cis di predisporre il bilancio 2026 con maggiore serenità – illustra – Ma il futuro resta pieno di incertezze: il fondo governativo, al momento, ha una durata triennale, non è riuscito a coprire i costi affrontati dal Cis ma solo il 40 per cento circa, i criteri di ripartizione fra i Comuni non consentono inoltre di stimare un’entrata certa da un anno all’altro. Siamo preoccupati dall’allarme sociale derivante da un fenomeno in aumento che evidenzia un crescente disagio tra le famiglie, ma ribadiamo l’impegno nella tutela dei minori e nel rispetto delle disposizioni dell’Autorità Giudiziaria, ma al contempo c’è bisogno di un confronto istituzionale per trovare delle soluzioni strutturali e sostenibili con un maggior supporto finanziario e un rafforzamento degli interventi preventivi e territoriali che, per quanto di nostra competenza, sono stati ampiamente rinforzati in questi ultimi anni. Penso ai due centri aggregativi per minori, al servizio dedicato al contrasto alla povertà educativa, al servizio per i neo 18enni che devono affrontare percorsi di autonomia e affrancamento dal proprio nucleo familiare, ai due progetti di sostegno alla genitorialità per scongiurare l’allontanamento del minore dalla famiglia».

Tra i diversi ambiti affrontati dal Cis non mancano le note positive. Il contrasto all’emergenza abitativa è stato affrontato con nuovi criteri.

«In passato i Comuni per trovare un posto a una persona sfrattata adottavano soluzioni diverse: c’era chi cercava un posto in albergo e chi un alloggio disponibile – afferma – oggi grazie alla regolamentazione decisa dal Cis i Comuni hanno imparato a fare rete: se lo sfratto è a Ciriè la soluzione abitativa non dovrà per forza essere in città, ma nei paesi dove c’è una disponibilità. Gli uffici sociali dei Comuni sono stati inoltre sgravati da un’incombenza che in passato era di loro competenza». Funzionano anche gli uffici di prossimità del Cis per aiutare le persone tutelate o con amministratore di sostegno. «Al momento seguiamo 115 soggetti, parliamo di bambini non accompagnanti, minori, stranieri, persone con patologie psichiatriche – conclude – negli uffici si trova un’assistenza dedicata, con la presa in carico della criticità e uno snellimento delle pratiche».

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