Bimbi negletti: «Non è vero, ridateci i figli», l’appello di due genitori cui sono stati allontanati i bambini
Il Caso, Prima pagina
30 Gennaio 2026
Sullo sfondo non risultano esserci episodi di violenza o abusi, peserebbe invece secondo le autorità una complessa diagnosi di "inconsapevolezza" del proprio ruolo genitoriale

Bimbi negletti: «Non è vero, ridateci i figli», l’appello di due genitori cui sono stati allontanati i bambini

Una vicenda che riaccende il dibattito sul confine tra "inadeguatezza genitoriale" e supporto alle famiglie fragili

Dieci mesi senza potersi abbracciare, se non per un’ora ogni due settimane in un ambiente protetto. È il dramma che vive una coppia di quarantenni del Basso Canavese, a cui il Tribunale dei Minori ha sottratto i due figli di 4 e 7 anni. Una vicenda che riaccende il dibattito sul confine tra “inadeguatezza genitoriale” e supporto alle famiglie fragili.

Tutto ha origine dalle segnalazioni scolastiche: qualche macchia sui vestiti, talvolta l’igiene personale carente e un ritardo nel linguaggio della figlia più grande. Da lì, l’ispezione dei Servizi Sociali che descrivono una casa in disordine e un accudimento giudicato carente, non solo sul piano materiale.

Per i genitori, però, la reazione delle istituzioni è stata sproporzionata: «Non siamo criminali – racconta il padre – ho un buon lavoro e i figli facevano sport. Abbiamo commesso errori nella gestione domestica, ma portarci via i bambini è come sparare con il cannone alle quaglie. La sera torno a casa dal lavoro e non posso riabbracciare i miei due figli: ed è terribile, per me e mia moglie. E questo va avanti da quando è incominciata questa vicenda “dell’inadeguatezza familiare”. Io e mia moglie potremmo aver fatto alcuni errori, su cui stiamo lavorando, ma non meritavamo che ci portassero via i figli per così tanto tempo e senza sapere ancora come e se potremo riaverli con noi».

Quello che emergerebbe da questa storia verterebbe proprio sulla (documentata dai servizi sociali) inadeguatezza genitoriale in materia di accudimento dei figli nonché la stessa presunta inconsapevolezza del fatto. Situazione che così illustrata è però fermamente respinta dai due coniugi. «Mia figlia ha problemi di linguaggio, per i quali era seguita da una logopedista e in questo periodo tra l’altro non più e qualche volta sarebbe andata a scuola non proprio pulitissima, non nego. I servizi sociali hanno anche detto che la casa era in disordine, che certo può capitare ed è capitato: invito però chiunque a venire a vedere dove viviamo e non posso credere che alcune macchie su una maglia possano determinare tutto questo: non facciamo nulla di sconveniente, abbiamo avuto qualche difficoltà ma non così tali da dover patire tutto questo dolore: abbiamo in questo senso chiesto aiuto anche ai nostri genitori».

L’avvocato che li assiste, pur non condividendo, soprattutto in questa fase, dopo alcuni mesi in cui la bambina è stata affidata ad una Comunità insieme alla madre, il rivolgersi ai media da parte dei suoi clienti, ha dovuto arrendersi al fatto che «sono persone libere e adulte…» ed ha cercato comunque di dare informazioni utili alla comprensione della vicenda, certamente complessa, sulla quale sono ancora peraltro pendenti i risultati delle perizie, sui minori e sugli stessi genitori e la stessa decisione sull’opzione di affidare i bambini almeno per un periodo ai nonni materni.
Sullo sfondo non risultano esserci episodi di violenza o abusi, peserebbe invece secondo le autorità una complessa diagnosi di “inconsapevolezza” del proprio ruolo genitoriale. Mentre i periti lavorano per decidere il destino dei minori — con l’ombra del rischio adozione che incombe e l’ipotesi di un affido ai nonni materni come ultima spiaggia — la famiglia ha deciso di rompere il silenzio, nonostante le riserve dei legali.

Un caso complesso, e controverso, che si inserisce nel preoccupante trend di crescita degli allontanamenti dei minori nel Torinese.

(immagini generate da AI)

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