Resta alta la tensione attorno al caso della giovane madre aggredita dall’ex fidanzato nel sonno lo scorso 31 gennaio. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ivrea, dott. Edoardo Scanavino, ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari per l’indagato, C. D. R., 31 anni.
La decisione, depositata il 13 febbraio, prevede l’applicazione del braccialetto elettronico e il divieto assoluto di comunicare con la persona offesa, con qualsiasi mezzo.
Nonostante il parere favorevole del Pubblico Ministero alla scarcerazione, il GIP ha sottolineato come i «gravi indizi di colpevolezza» a carico di C. D. R. rimangano immutati. L’indagato, durante l’interrogatorio di garanzia, ha ammesso parzialmente i fatti del 31 gennaio, negando però di aver impugnato un coltello.
Tuttavia, il Giudice ha ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni della vittima, definendole «soggettivamente credibili» e supportate da significativi riscontri nelle indagini. La scelta dei domiciliari è stata motivata dal fatto che si tratti della prima esperienza detentiva per l’uomo, elemento che potrebbe esercitare un «adeguato effetto dissuasivo».
Se l’ordinanza giuridica segue il suo corso, il lato umano della vicenda esplode nelle parole di della madre della vittima e nonna della piccola (nata da una precedente relazione della vittima) presente durante l’irruzione. La donna contesta duramente il fatto che, negli atti, non si faccia adeguata menzione della presenza della minore, testimone oculare della violenza.
«Non parlano nemmeno della minore che ha visto lui col coltello in mano», denuncia con amarezza. «La bambina, nei giorni successivi, ha raccontato a tutti che lui inseguiva la mamma con il coltello in mano sulle scale. Eppure lei non è stata nemmeno menzionata. È stata testimone dell’aggressione, ha visto tutto l’orrore di quella notte».
Il controllo elettronico è stato ritenuto “imprescindibile” dal Tribunale, poiché l’abitazione dove C. D. R. sconterà la misura (a casa della madre, a Lanzo Torinese) dista solo 11 minuti d’auto dalla casa della vittima. La vicinanza geografica ha reso necessaria la sorveglianza tecnologica per rilevare immediatamente qualsiasi tentativo di allontanamento.
L’uomo resterà comunque in carcere fino alla “effettiva materiale disponibilità” del braccialetto e alla verifica tecnica del domicilio. In caso di violazione delle prescrizioni o di manomissione del dispositivo, l’ordinanza prevede l’immediato ripristino della custodia in carcere e il reato di evasione.


