La migrazione è iniziata! ma in alcune zone (come San Giorio e Rivarossa) purtroppo la presenza di anfibi è diminuita drasticamente, in altri territori la battaglia per la biodiversità è più viva che mai
Al via la “missione salvataggio”: la Città Metropolitana di Torino protegge la migrazione dei rospi -photogallery-
Il successo della campagna 2026 dipende dal coordinamento tra istituzioni e associazioni

Con le piogge di fine febbraio riparte la migrazione degli anfibi nel Torinese. Per il 16° anno consecutivo, la Città Metropolitana attiva il piano di tutela, ma il bilancio non è privo di ombre: in località come San Giorio di Susa, Rivarossa, Rosta e Buttigliera, il numero di esemplari è calato drasticamente, rendendo gli avvistamenti ormai rari. Resta invece alta l’attenzione nella collina di Torino e in Valle Val Pellice, dove gruppi spontanei monitorano i siti più critici.

Le novità del 2026 Il cuore delle operazioni quest’anno batte tra Vistrorio e Vidracco, presso il lago Gurzia, dove i volontari di Legambiente “Chiusella Vivo” gestiscono migliaia di esemplari nonostante un cantiere in corso. Si aggiungono poi due nuovi fronti: a Val di Chy, dove LAC Piemonte e Città Metropolitana hanno posato 300 metri di barriere sulla SP 64, e a Giaglione, dove il Comune proteggerà il passaggio verso un lago privato.

Il limite dei “rospodotti” L’esperienza ha confermato un dato tecnico: i piccoli sottopassi dedicati spesso falliscono perché gli animali sono riluttanti a imboccarli. Funzionano invece i grandi condotti di scolo (oltre il metro di diametro). Per questo, le reti e l’intervento manuale dei volontari restano l’unico vero argine alle stragi stradali.

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