Comune di Torino, scatta lo stato di agitazione: «Mancano 1.200 dipendenti»
Economia e Lavoro, Politica
5 Maggio 2026
Al centro della protesta c’è la drastica diminuzione del personale

Comune di Torino, scatta lo stato di agitazione: «Mancano 1.200 dipendenti»

I sindacati puntano il dito contro l'Amministrazione comunale: «La richiesta di incrementare il numero dei dipendenti non è stata recepita dalla Giunta Lo Russo

TORINO – Aria di tempesta a Palazzo Civico. I sindacati CISL-FP, UIL-FP e CSA-RAL hanno proclamato lo stato di agitazione del personale del Comune di Torino, attivando formalmente la procedura presso la Prefettura del capologuo sabaudo. Al centro della protesta c’è la drastica diminuzione del personale, un’emorragia di lavoratori che, secondo le sigle sindacali, non è stata compensata da un piano di assunzioni adeguato.

I numeri della crisi: un buco di 1.200 lavoratori

I dati forniti dai sindacati parlano chioaro e delineano una situazione critica. A marzo 2026, i dipendenti in forza al Comune sono 6.868. Tuttavia, calcoli basati sulla normativa vigente e sulla popolazione residente indicano che ne servirebbero almeno 1.200 in più.

«Le cessazioni degli ultimi anni non sono state coperte», denunciano le organizzazioni sindacali, sottolineando come la carenza di organico stia portando concretamente gli uffici al collasso.

Servizi a rischio e carichi di lavoro eccessivi

La denuncia non riguarda però solo il benessere dei lavoratori, ma la tenuta stessa dei servizi offerti alla città. Secondo i sindacati:

  • Gli uffici sono sotto pressione costante.

  • I carichi di lavoro sono diventati eccessivi per chi resta.

  • I tempi di smaltimento delle pratiche si stanno molto dilatando, creando forti criticità per i cittadini.

L’attacco alla Giunta Lo Russo

E, naturalmente, i sindacati puntano il dito contro l’Amministrazione comunale: «La richiesta di incrementare il numero dei dipendenti non è stata recepita dalla Giunta Lo Russo. Non è stato nemmeno abbozzato un piano di ristrutturazione dei servizi», dichiarano ad una sola voce. «La mancanza di risposte dalla Direzione Generale e l’assenza di certezze da parte degli assessori competenti» hanno spinto le sigle sindacali a portare la protesta davanti al Prefett.


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