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04 agosto 2020 Ciriè Antonello Micali

CINEMA. Siamo stati all'anteprima dell'opera che in in Italia si è svolta a Villa Remmert: la recensione

L'horror di denuncia che porta la storia dell'Ipca e di Ciriè nel mondo

La pellicola dope aver vinto il Queens World Film Festival di New York è in lizza in altri concorsi internazionali

L'horror di denuncia che porta la storia dell'Ipca e di Ciriè nel mondo
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Nei film di genere Usa si ricorre spesso a fatti reali e dimenticati dalla attualità per costruirvi intorno una sceneggiatura, dal noir al thriller, all’horror. Sull sfondo, spesso, la provincia: e ora grazie al film anche la nostra girerà il mondo...

Nato nell’ambito di un progetto didattico formativo, il film La Fabbrica del Sogno, realizzato nel nostro territorio coinvolgendo i ragazzi del Fermi-Galilei, “rischia” di diventare un film di cassetta horror, al cui genere nobilmente appartiene nelle sue accezioni più qualitative ed evocative. Aver vinto il Queens World Film Festival di New York ed essere in lizza in altri prestigiosi premi internazionali in questi mesi dimostra l’alta professionalità del prodotto.

A causa del Covid, l’anteprima dell’opera dedicata alla città che fa da sfondo al film ed alla vicenda cui si ispira, è stata un privilegio per soli 600 spettatori, divisi in tre serate (dal 21 al 23 luglio a villa Remmert) dove oltre alla pellicola è stato possibile dialogare con il regista Max Chicco, la professoressa Tarisso ideatrice del progetto e con i bravissimi attori, uno straordinario mix di professionisti (magistrale il nostro Michele Chiadò, ndr) e giovani esordienti.

Due cenni sulla visione, naturalmente senza spoilerarla: l’escamotage Horror nulla toglie alla potenza evocativa della denuncia del dramma reale cui si ispira: la vicenda dell’Ipca, la fabbrica della morte (terrificante ed emblematica senza scomodare l’horror) ed anzi in alcuni tratti l’amplifica.

Coraggiosa cara peraltra al genere americano che utilizza spesso scenari della provincia più profonda degli Usa con i suoi dettagli locali e protagonisti giovani a svelarne gli arcani - l’idea di mantenere il nome della fabbrica da cui poi nasce la vicenda di fantasia e la localizzazione precisa dei nostri luoghi: è stato emozionante vedere indagare i ragazzi protagonisti utilizzando le vecchie copie del Risveglio dell’epoca, all’interno della nostra biblioteca o tra i banchi dello stesso liceo frequentato da chi scrive: le riprese hanno anche interessato San Francesco al Campo, Groscavallo con i suoi panorami mozzafiato con la magnifica Villa Pastrone e, naturalmente, l’area industriale oggi abbandonata di Devesi.

Il regista Max Chicco, forte di un solido background formatosi negli Usa e di suppoosta ammirazione per Tiziano Sclavi (il papà di Dylan Dog) per il quale sembrerebbe “spendere” almeno un paio di citazioni, riesce a fondere magistralmente un manipolo di attori convincenti al netto della eterogenia degli stessi: è la magia del cinema, che rende reale un sogno, anche quando fa - e deve fare - paura.

AAA