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01 febbraio 2021 Ciriè Redazione

RUBRICA. "Le prime pagine dei nostri cento anni"

Anche nel '98 i lavori per rifare il centro di Ciriè. Cinque anni dopo il caso della polveriera di Front

Tra storia e amarcord, l'analisi sulla politica che non ha saputo rispondere ai bisogni del territorio

Anche nel '98 i lavori per rifare il centro di Ciriè. Cinque anni dopo il caso della polveriera di Front
Cronaca nera Cultura Politica
Temi urbanistici ambientali sono stati e resteranno sempre al centro delle cronache del Risveglio, una sensibilità non figlia delle mode del momento ma che ha sempre messo al centro il territorio

Sui cantieri per rendere più funzionali strade e spazi si sono giocati la credibilità schiere di politici. Le grandi aree dismesse, trasformate in discariche a cielo aperto, sono un buco nero del nostro territorio che attende risposte I lavori pubblici sono il banco di prova di ogni Amministrazione comunale. I cantieri per rifare strade o per realizzare nuove infrastrutture testimoniano l’impegno dei politici per risolvere i problemi della città. Il centro storico, il biglietto da visita di ogni agglomerato, è da sempre oggetto di importanti restyling urbanistici.

Nel gennaio del 1998 la Giunta guidata da Luigi Chiappero decide di rifare le vie del centro di Ciriè. Un intervento da un miliardo e 350 milioni di vecchie lire per migliorare gli edifici storici e la qualità ambientale dell’area. Dodici anni più tardi è l’Amministrazione targata Devietti a rifare il look a via Vittorio Emanuele. Il cantiere prevede la sostituzione del manto stradale con pietre di Luserna e acciottolato, la realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione e l’inserimento di elementi di arredo urbano. Il primo cantiere, quello da via San Ciriaco verso Borgo Loreto, è terminato in questi giorni.

La cronaca rimane comunque il pane quotidiano del giornale.

Durante la storia centenaria della testata sono tantissimi i fatti di nera che hanno guadagnato la prima pagina. Uno di questi risale al 2003, quando un giovane cronista indaga nell’area dell’ex polveriera militare tra Front e Rivarossa. Uno spazio abbandonato e diventato terra di nessuno. Dismessa dall’esercito, presenta ancora bunker e depositi abbandonati. Durante il reportage il giornalista scopre bossoli e perfino bobine di pentrite inesplose. Una situazione pericolosa: nell’area sono state anche gettate tonnellate di eternit, rifiuti e perfino trappole per gli animali sistemate dai bracconieri.

La denuncia arriva alle forze dell’ordine che decidono subito di indagare, mandando sul posto i carabinieri del nucleo operativo di Venaria.

Un reportage fatto come una volta, ovvero sporcandosi le scarpe e andando sul posto per fotografare le prove dell’abbandono e del degrado ambientale, peraltro in una delle aree più importanti dal punto di vista ecologico del nostro territorio, a ridosso della riserva naturale delle Vaude.

I temi ambientali sono stati e resteranno sempre al centro delle cronache del Risveglio, una sensibilità non figlia delle mode del momento ma che ha sempre messo al centro il territorio, pungolando politici e amministratori a una maggiore attenzione su questi temi fondamentali.

Su alcune questioni, peraltro ancora drammaticamente attuali per molti aspetti anche di natura giudiziaria e sanitaria, si veda la bonifica dell’ex amiantifera di Balangero e l’Ipca di Ciriè, si attendono, ancora oggi, delle risposte concrete.

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