Taurinense: ora sono cittadini di Ceres
Cronaca bianca
24 Aprile 2012

Taurinense: ora sono cittadini di Ceres

CERES — Una due giorni alpina ricca di emozioni, ricordi e coraggio. Sabato sera, al Trambiè di Cantoira, la fanfara della Taurinense si esibisce in concerto.
Domenica, in una giornata di sole splendido, il ritrovo è sulla piazza del municipio di Ceres, per il saluto delle autorità. Un vero e proprio parterre de roi, con il sindaco ceresino Davide Eboli, impegnato ad accogliere e fare gli onori di casa al ministro del Lavoro, Elsa Fornero e al vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura, Michele Vietti, oltre a generali di Guardia di Finanza e Carabinieri e svariati ufficiali superiori, tra cui il vice comandante della Taurinense, il colonnello Serafino Canale. Tocca a don Celestino Massaglia celebrare la messa in una chiesa parrocchiale affollata come non mai.
All’uscita, il corteo delle autorità si incammina su per piazza Europa, nella zona pedonalizzata, abbellita da tricolori appesi alle finestre a da suggestivi manichini con indosso le uniformi che hanno segnato la storia delle penne nere. Durante la prima sosta, in piazza Europa, è toccato a Rinaldo Giacometti, il novantatreenne alpino reduce dal fronte jugoslavo della Taurinense, posare un mazzo di fiori. Quindi, al monumento ai caduti di piazza Quattro Novembre, sono stati due giovani alpini in congedo a deporre la corona d’alloro davanti al picchetto schierato che ha reso l’onore ai caduti.
Dopo nuovamente giù, fino alla piazza Grande Torino, dove le autorità hanno salutato la gran massa di ceresini, valligiani, ma anche di turisti, che si erano radunati per l’occasione. Il sindaco di Ceres, visibilmente emozionato ha ringraziato i convenuti, una cinquantina di gagliardetti alpini, alcuni di altre associazioni d’arma e il labaro della sezione di Torino dell’Ana, con il solito inossidabile Alberto Ingaramo e il referente di zona, Mino Vottero Prina, a coordinare le penne nere in congedo. Dopo Eboli, che ha ricordato il legame di Ceres e delle valli con il corpo degli alpini, è toccato al ministro del Lavoro, Fornero, prendere la parola. Un intervento breve, in cui ha orgogliosamente ricordato i suoi legami con le valli, viste le sue origini di San Carlo Canavese e professato il suo ottimismo. «In queste montagne – ha detto – ravviso la forza, le risorse e la volontà per uscire dalla crisi attuale».
Più prudente Michele Vietti, che ha incentrato il suo intervento sui legami tra gli alpini e il territorio valligiano e sul ruolo preponderante che le penne nere hanno avuto all’interno delle nostre Forze Armate, sia in operazioni di peace keeping che nei teatri bellici, nell’aiuto alle popolazioni colpite da catastrofi naturali, che nella creazione dell’ossatura della Protezione civile.
Di analogo tenore il discorso del colonnello Canale, che ha poi ricevuto, dalle mani di Davide Eboli e Teresio Gariazzo, la pergamena e la medaglia d’oro in ricordo della cittadinanza onoraria, giunta nel sessantesimo anniversario di fondazione della Brigata.
Chiusura di giornata, prima del pranzo alpino e del pomeriggio danzante, con lo splendido carosello della Fanfara, composta da 35 elementi di ottimo livello e diretta dal maresciallo Marco Calandri con il commento della Madrina, Lucetta Rossetto.

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