Sorpresa… ma neanche tanto: «In zona le cosche sono sempre attive»
Cronaca nera, Prima pagina
9 Maggio 2022
Lo dice la relazione annuale della Direzione Investigativa Antimafia

Sorpresa… ma neanche tanto: «In zona le cosche sono sempre attive»

Risultati preoccupanti anche alla luce dell'inchiesta Minotauro e del maxi processo che ne seguì una decina d'anni fa

Anche nella zona del Ciriacese e della prima cintura del Torinese le varie mafie continuano ad essere radicate sul territorio e non hanno rallentato i loro business nemmeno durante la pandemia. Modificando solo alcune loro dinamiche per adattarsi a restrizioni e divieti. Ecco, in sintesi, quello che dice l’ultima relazione del ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia.

Anche nel Torinese, per gli inquirenti, «le organizzazioni criminali si stanno muovendo secondo una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio. Quest’ultimo fattore è ritenuto elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza». E, anche in zona, per la prima volta, si segnalano tra i clan più strutturati quelli nigeriani, albanesi e cinesi per capacità organizzativa e per spregiudicatezza criminale. Oltre alle compagini romene che sono dedite ai reati contro il patrimonio. Ovviamente gli affari vanno dal controllo del mercato dell’edilizia e quello della droga, che sono poi i due settori più remunerativi per i clan.

Come osservato dall’ex questore di Torino, Giuseppe De Matteis: «Le attività illecite dell’usura e dell’estorsione interessano sia la criminalità organizzata mafiosa che semplice. In relazione a quella di tipo mafioso, infatti, esse rappresentano uno dei canali principali di approvvigionamento di denaro, da destinare all’investimento in altre attività delittuose – traffico di sostanze stupefacenti – ovvero al riciclaggio in attività economiche. Le attività investigative hanno evidenziato in particolare alcuni soggetti, appartenenti ad una struttura organizzata legata ai locali di ‘ndrangheta di Volpiano e di Chivasso, dediti a tali pratiche illecite».

Per il Torinese è emersa l’operatività del locale di Natile di Careri a Torino (denominato anche locale di San Francesco al Campo dei «natiloti») costituito dai Cua-Ietto-Pipicella di Natile di Careri unitamente a esponenti delle ‘ndrine Cataldo di Locri, Pelle di San Luca e Carrozza di Roccella Ionica. Poi permane sempre lo storico locale di Platì a Volpiano originato dai Barbaro e da alcuni affiliati al cartello Trimboli, Mrando, Agresta di Platì. Gli esiti della citata operazione «Habanero» della Dda di Milano del luglio 2020 hanno ancora dato conto dell’operatività a Venaria, della ‘ndrina Greco del locale di San Mauro Marchesato nel Crotonese, quale espressione piemontese del locale di Cutro.

 

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