Fine vita, il primo caso in Piemonte: Paolo è morto a casa sua, ma è scontro sul costo del farmaco
Cronaca, Politica
14 Febbraio 2026
Dopo dieci mesi di attesa e una battaglia legale, il quarantenne affetto da una malattia degenerativa ha ottenuto il suicidio assistito

Fine vita, il primo caso in Piemonte: Paolo è morto a casa sua, ma è scontro sul costo del farmaco

La richiesta dell'uomo all'Asl To4 risaliva allo scorso maggio

Se n’è andato nei primi giorni di febbraio, nella sua casa, circondato dai professionisti di fiducia che ha scelto per accompagnarlo nell’ultimo atto. È il primo caso di suicidio medicalmente assistito in Piemonte, una vicenda che per dieci mesi ha visto un uomo di 40 anni, prigioniero di una patologia irreversibile e invalidante, attendere una risposta che sembrava non arrivare mai.

La richiesta dell’uomo, si chiamava Paolo, all’Asl To4 o risaliva allo scorso maggio. Un’attesa estenuante, causata dal vuoto legislativo nazionale che lascia i medici in un limbo etico e procedurale. Per sbloccare la situazione, la Giunta Cirio ha dovuto emanare una circolare di cinque pagine — definita con prudenza «documento esplicativo» e non linea guida — per interpretare le sentenze della Corte Costituzionale (su tutte, la storica sentenza sul caso dj Fabo del 2019).

Il documento ha permesso la creazione di un’équipe «volontaria» (due medici, due infermieri e uno psicologo) incaricata di assistere all’auto-somministrazione del farmaco letale, verificando fino all’ultimo istante la piena capacità di intendere e volere del paziente. L’Asl ha precisato di non aver erogato una «prestazione sanitaria in senso proprio», ma di aver fornito un «supporto tecnico e garanzia pubblica» per rendere effettivo un diritto costituzionale.

Nonostante il diritto sia stato esercitato, resta aperto un capitolo dai risvolti paradossali: il costo del farmaco. La Regione Piemonte ha interpellato il Ministero della Salute per capire se il medicinale debba essere considerato una prestazione garantita dallo Stato. Al momento, dal dicastero di Orazio Schillaci non è giunta risposta. Il rischio concreto è che la famiglia di Paolo debba rimborsare all’Azienda sanitaria un ticket di circa 5 mila euro, comprensivo dei farmaci e della strumentazione logistica necessaria.

Sul piano politico, il caso di Paolo non sembra aver scalfito il muro del centrodestra a trazione Fratelli d’Italia. Sebbene il governatore Alberto Cirio avesse mostrato aperture sui diritti civili, la linea ufficiale della Regione resta rigida: «Non intendiamo fare alcuna legge regionale sul suicidio assistito», fanno sapere da piazza Castello.

La priorità della maggioranza resta il potenziamento delle cure palliative e della terapia del dolore in hospice. Una posizione che si scontra con l’intenzione di Lega e Avs di portare comunque il dibattito in Consiglio Regionale, mentre le famiglie dei pazienti continuano a muoversi in un labirinto di circolari e silenzi ministeriali.

(immagine realizzata con IA)

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