Incendio sulla Vauda: si contano i danni, bruciati 5 km di territorio
Cronaca nera, Cronaca nera/Ambiente
26 Marzo 2026
Il sindaco di San Carlo «Il rogo è doloso, già due mesi fa c’era stato un tentativo di appiccare il fuoco»

Incendio sulla Vauda: si contano i danni, bruciati 5 km di territorio

Le fiamme sono sotto controllo, ma il forte vento è tornato a soffiare

Si contano i danni del grave incendio che dal tardo pomeriggio di mercoledì 25 marzo ha bruciato parte della Riserva Naturale delle Vaude. Il rogo ha colpito i territori dei Comuni di San Carlo, Vauda e Nole. Per ore 30 squadre tra vigili del fuoco e volontari dell’Aib hanno dovuto lottare contro le fiamme alimentate dal forte vento che per tutta la notte ha soffiato fortissimo nel Ciriacese. Le forze dell’ordine hanno bloccato l’accesso ad alcune strade per consentire le operazioni di spegnimento in sicurezza. Non si registrano feriti, ma un pezzo della Riserva delle Vaude è andato in fumo. «Al momento l’incendio è sotto controllo – spiega Ugo Papurello, sindaco di San Carlo – secondo una prima stima sono andati bruciati circa 5 km quadrati di terreno». L’area più colpita è tra via Corio, a Nole, strada dei Ronchi, l’area Lotti La Piè a San Carlo. C’è la mano dell’uomo dietro l’incendio. «E’ sicuramente doloso – continua il sindaco – già due mesi fa c’era stato un tentativo di appiccare il fuoco nella stessa zona, ma l’umidità e le temperature fredde avevano impedito che si espandesse, questa volta, anche a causa del forte vento, ha bruciato per ore. Ringrazio i vigili del fuoco, i volontari e le forze dell’ordine per essere prontamente intervenuti». Non è la prima volta che le riserva delle Vaude deve fare i conti con i danni provocati dai piromani. «Nel 1997 un incendio era durato per tre giorni – ricorda il sindaco – quello di ieri sera per virulenza è stato uno dei più intensi». Da anni l’Amministrazione sancarlese è impegnata per tutelare la riserva delle Vaude, istituita con la legge regionale 23 del 1993, ma al momento ancora off limits per la presenza dell’ex poligono militare. «Chiediamo che venga gestita dall’ente parchi o dai Comuni che hanno dei terreni sull’area – conclude – sono anni che chiediamo che venga consentito l’accesso al pascolo o per lo sfalcio dell’erba, due attività che garantirebbero anche un maggior controllo. Stiamo dialogando con la Regione, i militari, l’ente parchi per dare un futuro all’area e preservarne le peculiarità naturalistiche».

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