Consulta per le Donne Borgaresi nel caos
L’Amministrazione contesta «criticità» e modificherà il regolamento

Consulta per le Donne Borgaresi nel caos

Contrario Uniti per Cambiare: «È un tentativo evidente di trasformare la Consulta in un’appendice dell’Amministrazione»

Consulta per le Donne Borgaresi nella bufera. L’organo comunale, nato nel 2020 per essere un ponte tra l’Amministrazione e la società civile, ha subito un brusco stop: le attività sono state sospese dai vertici del Comitato di Coordinamento (la presidente Cinzia Tortola, la vice Loredana De Vita e la segretaria Simona Liberto) a seguito di una crisi politica senza precedenti.

La rottura: dimissioni e paralisi

La miccia è stata accesa a fine aprile con le dimissioni di tre figure chiave del Comitato: le consigliere di maggioranza Gianna Nicosia e Ilaria Quero, insieme a Cristiana Sciandra (Fratelli d’Italia). Un addio che ha creato un vuoto normativo: l’attuale regolamento prevede infatti che i posti vacanti siano occupati solo da donne consigliere, ma non vi sono più figure disponibili per il reintegro.

Le motivazioni delle dimissionarie delineano un clima interno ormai deteriorato:

  • Gianna Nicosia parla di «dissapori che non ci hanno permesso di lavorare bene e serenamente».

  • Cristiana Sciandra rincara la dose citando un clima «teso e poco produttivo» e la sensazione di esclusione da un «gruppo ristretto» di potere interno.

Lo scontro in Commissione

Il conflitto è diventato pubblico mercoledì 29 aprile durante l’audizione della presidente Tortola in Commissione Consiliare. La maggioranza ha mosso pesanti critiche all’operato del Comitato, lamentando una eccessiva «rigidità» del regolamento vigente, come sottolineato dalle assessore Irene Coneglian e Pina Fabiano nel successivo Consiglio di lunedì 4 maggio.

Il risultato è stata l’approvazione congiunta da parte di maggioranza e Fratelli d’Italia di un ordine del giorno per avviare la revisione totale delle norme di funzionamento della Consulta.

Le reazioni: «Vogliono controllarci»

Dura la posizione di Uniti per Cambiare. La capogruppo Elisa Cibrario Romanin, che siede ancora nel Comitato di Coordinamento, insieme al suo gruppo di opposizione ha lanciato un atto d’accusa pesante:

«È un tentativo evidente di trasformare la Consulta in un’appendice dell’Amministrazione, rendendola di fatto totalmente dipendente e priva di reale autonomia».

Non meno ferma la replica del vertice uscente (Tortola, De Vita, Liberto) durante una conferenza stampa:

«Migliorare un regolamento può essere necessario, ma non cancellando ciò che ha fatto crescere la nostra credibilità. Per mesi ci è stato chiesto di andarcene e fondare un’associazione privata, ma noi abbiamo continuato a lavorare per la comunità collaborando con Pro loco, Associazione Commercianti, Anpi, Fitime, Unitre, Parrocchia, Istituto Comprensivo, Polizia Locale e Centro Antiviolenza di Settimo».

Il futuro: porte aperte agli uomini?

La partita si sposta ora sul piano normativo. Tra le modifiche al regolamento che l’amministrazione intende varare, spiccano due punti controversi:

  1. L’apertura agli uomini: la possibilità per il genere maschile di entrare nel Comitato di Coordinamento.

  2. Ripartizione dei componenti: una nuova distribuzione dei seggi che potrebbe mutare gli equilibri politici interni all’organismo.

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