Piemonte in fiamme, l’estate nera dei boschi: roghi quasi quadruplicati, scattano 20 denunce e maxi multe
Non bastano le piogge degli ultimi giorni: resta confermato lo stato di massima pericolosità su tutto il territorio regionale. Dal 1° giugno registrati 129 incendi, 46 solo nel Torinese. Tra i denunciati anche piromani seriali incastrati dalle fototrappole
TORINO – Nonostante i brevi piovaschi registrati nei giorni scorsi, in Piemonte non rientra l’allarme per il patrimonio boschivo. Resta infatti in vigore su tutto il territorio regionale lo stato di massima pericolosità per gli incendi, confermato tramite determinazione dirigenziale della Regione Piemonte.
La misura si è resa indispensabile a causa delle condizioni meteorologiche, che continuano a favorire l’innesco e la rapida propagazione delle fiamme. Le estati piemontesi, segnate sempre più frequentemente da temperature ben al di sopra della media e siccità prolungata, stanno radicalmente mutando lo scenario climatico del territorio: se fino a pochi anni fa gli incendi estivi nell’area alpina rappresentavano un evento raro, negli ultimi quindici anni i cambiamenti in atto li hanno resi una costante drammatica.
I dati regionali: roghi quasi quadruplicati rispetto al 2025
I numeri resi noti dai Carabinieri Forestali tracciano il bilancio di un’estate che si avvia a essere ricordata come una delle peggiori dell’ultimo decennio per la devastazione dei boschi.
Dal 1° giugno gli alvei investigativi dell’Arma sono intervenuti su ben 129 incendi per accertarne l’origine e individuare i responsabili. Il confronto con la stagione estiva 2025 restituisce l’esatta dimensione dell’emergenza: nello stesso intervallo temporale dello scorso anno gli episodi stabiliti erano stati appena 35.
Focus sul Torinese: 46 roghi e 20 persone denunciate
Nel solo territorio della Città Metropolitana di Torino si sono contati 46 incendi. Le indagini a tutto campo condotte dai nuclei investigativi dei Forestali hanno portato all’emissione di 20 notizie di reato, con la denuncia a piede libero di venti persone ritenute responsabili a vario titolo del reato di incendio boschivo. Tra queste, ben 5 erano soggetti già noti alle forze dell’ordine e in passato già denunciati per episodi analoghi.
Cruciale per le indagini si sta rivelando l’uso della tecnologia: diverse persone sono state “pizzicate” dalle videocamere mobili (fototrappole) piazzate dagli investigatori nei punti strategici delle aree boschive a più alto rischio, e poi spostate di volta in volta in base alle esigenze investigative.
A livello amministrativo, si contano 32 violazioni contestate per accensioni vietate ed sanzioni per un valore complessivo di ben 91.450 euro.
I divieti e i rischi per chi viola le norme
Gli investigatori dei Forestali ricordano con fermezza che durante lo stato di massima pericolosità vige il divieto assoluto di abbruciamento di residui vegetali e di accensione di fuochi entro 100 metri dai boschi, dai pascoli e dai terreni incolti.
L’inosservanza di tali prescrizioni comporta sanzioni amministrative pesantissime — che possono variare da 5.000 fino a 50.000 euro per le violazioni più gravi —, oltre al perseguimento penale in caso di innesco colposo o doloso del rogo. Sui terreni percorsi dal fuoco scattano inoltre per legge i vincoli decennali di inedificabilità e il divieto di pascolo e caccia, a tutela della rinascita del patrimonio naturale devastato.

