Frode “carosello” transnazionale sulla plastica da 100 milioni: 18 misure cautelari e maxisequestro da 25 milioni
L'organizzazione con base nelle Marche e ramificazioni in Italia ed Europa usava società "cartiere" in sei Paesi per evadere l'IVA. Eseguite 11 custodie cautelari, 7 interdizioni e sequestri di beni a carico di 23 persone e 16 aziende
TORINO / ANCONA – Un’imponente associazione per delinquere a carattere transnazionale, specializzata in frodi “carosello” all’IVA nel commercio delle materie plastiche e delle calzature, è stata scoperta e smantellata dai militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Torino e Ancona. L’operazione, coordinata dalla Procura Europea (EPPO – European Public Prosecutor’s Office) di Torino, si è conclusa con l’esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale subalpino nei confronti di 18 indagati, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode IVA, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione e indebita compensazione di crediti d’imposta.
Il meccanismo “carosello” e le società scatola vuota in tutta Europa
Le indagini, condotte dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Ancona e Torino, hanno svelato l’esistenza di un sodalizio criminale con base operativa nelle Marche ma con ramificazioni in diverse regioni italiane e all’estero. L’organizzazione si serviva di un’articolata rete di società “cartiere” e “filtro” ubicate tra Italia, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria. Attraverso queste imprese – prive di reale struttura operativa o dipendenti e intestate a prestanome – venivano scambiate fatture per operazioni inesistenti relative al commercio di polimeri plastici. Il meccanismo permetteva agli acquirenti finali di detrarre indebitamente l’IVA su transazioni mai avvenute o meramente documentali, mentre le società fittizie omettevano sistematicamente il versamento dell’imposta dovuta.
In diversi casi è emerso che le medesime partite di merce viaggiavano fisicamente dall’Italia verso l’Austria per poi tornare indietro, mentre a livello documentale venivano emesse distinte fatture a nome di società dell’Est Europa a cui la merce non veniva mai inviata.
100 milioni di fatture false, il ruolo dei “finanziatori” e i numeri dell’inchiesta
I proventi dell’evasione venivano impiegati per remunerare gli associati e alimentare il circuito. L’organizzazione si avvaleva inoltre di un circuito di “finanziatori” esterni che fornivano ingenti prestiti a breve termine per sostenere il giro circolare di pagamenti posto a supporto delle false fatturazioni.
L’impianto investigativo ricostruito dalla Guardia di Finanza ha accertato per il periodo tra il 2018 e il 2022:
- L’emissione e l’utilizzo di fatture false per circa 100 milioni di euro;
- Un danno erariale al bilancio dell’Unione Europea e dello Stato italiano pari a circa 25 milioni di euro;
- Il coinvolgimento complessivo di 56 persone e 42 imprese (34 nazionali e 8 estere).
Misure cautelari, arresti e sequestri per 25 milioni
Il G.I.P. del Tribunale di Torino ha disposto l’esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare (8 in carcere e 3 ai domiciliari) e 7 provvedimenti interdittivi (divieto di esercitare attività imprenditoriali e obbligo di firma) nei confronti di imprenditori e professionisti coinvolti.
Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, immobili e beni mobili nei confronti di 23 persone fisiche e 16 aziende fino alla concorrenza di 25 milioni di euro.Per l’esecuzione dei provvedimenti e delle perquisizioni sono stati impiegati oltre 140 Finanzieri tra Piemonte, Marche, Lazio, Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria, con l’ausilio delle unità cinofile “cash dog”.
Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, per tutti gli indagati, vige la presunzione di non colpevolezza fino all’eventuale pronuncia di una sentenza di condanna definitiva.

