Dai numeri del Data Center di Caselle all’utopia concreta della cooperativa: il rigore e la visione di “Cicles”
L'APPROFONDIMENTO – Il magazine web fondato da giovani intellettuali ciriacesi firma un'analisi esemplare sul grande impianto previsto a Caselle Torinese. Un lavoro d'inchiesta che unisce rigore scientifico, lettura degli atti amministrativi e passione civile, offrendo anche risposte e alternative comunitarie
CIRIÉ / CASELLE TORINESE – In un dibattito pubblico troppo spesso diviso tra la cieca accettazione dell’innovazione tecnologica e la protesta di pancia, c’è chi sceglie la strada più faticosa ma preziosa: lo studio rigoroso delle carte, l’incrocio dei dati scientifici e la ricerca di alternative concrete. È il caso di Cicles, magazine web indipendente e spazio di riflessione culturale animato da un collettivo di giovani intellettuali del territorio ciriacese.
Guidata da una responsabile editoriale con solidi ed eccellenti trascorsi accademici nell’ambito delle scienze sociali, la redazione di Cicles ha pubblicato una straordinaria analisi d’ampio respiro sul progetto del Data Center di Caselle Torinese. Un lavoro che merita un aperto endorsement per la maturità del metodo analitico, la lucidità delle fonti e la profonda passione civile.
Leggi l'articolo completo di Cicles https://ciclesmagazine.com/data-center-caselle-chi-possiede-il-silicio/
Il caso Caselle: quando la “nuvola” si fa cemento ed energia
Il punto di partenza dell’inchiesta di Cicles è la demistificazione della narrazione eterea del “cloud”. I data center non sono nuvole impalpabili, ma enormi infrastrutture fisiche fatte di silicio, acciaio, cavi, enormi volumi d’acqua e consumi idroelettrici da capogiro.
Analizzando nel dettaglio le delibere del Consiglio comunale di Caselle e i pareri tecnici dell’Organo Regionale di Valutazione Ambientale, dell’ARPA e della Città Metropolitana, Cicles mette in luce numeri che fanno tremare i polsi:
- Un impatto energetico senza precedenti: L’impianto previsto a Caselle (su un’area di circa 45 ettari) assorbirebbe da solo a pieno carico circa 1,84 TWh all’anno, arrivando ad appesantire la domanda elettrica dell’intero Piemonte di una quota stimata tra il 6,3% e il 7,7%. Per dare un’idea della scala, un solo impianto consumerebbe una quantità di energia pari a quella richiesta da quasi tutte le abitazioni della provincia di Torino messe insieme (circa 2,1 TWh nel 2024).
- Calore disperso e impatto sul territorio: Il 98% dell’energia termica prodotta verrebbe dissipata nell’atmosfera, con potenziali ripercussioni sul microclima e sul fabbisogno irriguo dei terreni agricoli circostanti. A questo si aggiungono la presenza prevista di 116 generatori diesel di emergenza per fronteggiare i blackout e l’impatto visivo di strutture alte fino a 30 metri a ridosso di edifici residenziali.
- I costi “invisibili”: Se la spesa delle infrastrutture di rete ad alta tensione rischia di essere spalmata in parte sulle bollette di tutti i contribuenti attraverso le tariffe di trasporto, sui residenti graverebbero anche i costi ambientali, acustici e il potenziale deprezzamento degli immobili.
L’articolo mette inoltre in rilievo le ombre procedurali: la richiesta formale della Regione di stralciare la dicitura “data center” dai documenti tecnici della variante urbanistica e il contemporaneo mantenimento dell’infrastruttura nelle premesse politico-amministrative della delibera, evidenziando una “corsia veloce” che spesso rischia di scavalcare la reale sostenibilità territoriale. Non manca poi un richiamo a studi internazionali (come quelli dell’UNIDIR) sulla natura dual-use (civile e militare) delle grandi infrastrutture dati, che in scenari di crisi geopolitica possono persino trasformarsi in bersagli sensibili.
Tra il capannone e il balcone: l’alternativa della cooperativa digitale
Ma la forza del contributo di Cicles non risiede soltanto nella pars destruens della protesta. La vera cifra del gruppo di giovani studiosi sta nella capacità di proporre una visione costruttiva e sociale della tecnologia.
Rifiutando tanto il gigantismo dei colossi multinazionali quanto l’isolamento dei micro-server domestici (come i piccoli impianti solari o i server da balcone tipo Raspberry), Cicles lancia un’idea suggestiva e percorribile: il centro dati cooperativo.
Recuperando modelli già vincenti in Europa (come la cooperativa tedesca Hostsharing eG o la rete comunitaria catalana Guifi.net), il magazine propone di utilizzare la forma cooperativa e le comunità energetiche locali per gestire i dati in proprietà condivisa. Piccoli server di quartiere, alimentati da energia pulita, in cui il calore prodotto non viene sprecato nell’aria ma riutilizzato per scaldare spazi pubblici o scuole. Una “contabilità della cura” per riappropriarsi dei propri dati digitali, sottraendoli al monopolio dei giganti hi-tech.
Un patrimonio di intelligenza per il nostro territorio
L’inchiesta di Cicles si chiude con una citazione filosofica che è un manifesto politico e culturale: “Socializzare saperi, senza fondare poteri”.
L’operato di questi ragazzi ciriacesi dimostra che sul territorio esistono energie giovani, preparate e capaci di leggere la complessità del mondo contemporaneo con strumenti accademici raffinati. Riconoscere il valore del loro lavoro non è soltanto un atto di stima editoriale, ma un dovere per una comunità che voglia guardare al futuro con consapevolezza, senso critico e responsabilità ecologica.

