Omicidio con la sparachiodi a Caselle: Paolo Ferri a processo per la morte della madre. La perizia: “Capace di intendere, ma parzialmente infermo per etilismo”
Fissata al 8 ottobre l'udienza preliminare a Torino. Per il perito il 40enne ha una parziale incapacità per alcolismo cronico, ma la famiglia contesta: "Ha agito per odio"
Si avvia verso le aule di tribunale uno dei casi di cronaca nera che più hanno sconvolto il Torinese all’inizio dell’anno. Paolo Ferri, l’agricoltore 40enne di Caselle Torinese che lo scorso gennaio ha ucciso la madre 65enne Luciana Cat Berro colpendola alla tempia con una pistola sparachiodi, è stato rinviato a giudizio. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 8 ottobre presso il Tribunale di Torino.
Gli esiti della perizia psichiatrica
Il quadro clinico dell’imputato, in carcere dal 24 gennaio scorso, è stato definito dalla perizia ordinata dalla pm Fabiola D’Errico ed effettuata dal professor Franco Freilone. Secondo il perito, Ferri era “capace di intendere e di volere” al momento del fatto, ma presenta una “parziale incapacità dovuta al suo etilismo cronico”. Una valutazione che aprirà la strada al dibattimento, ma di cui i giudici dovranno tenere conto in sede di sentencing, ipotizzando eventuali sconti di pena o il ricovero in una struttura come le Rems.
La dinamica del delitto e il messaggio shock
Il dramma si è consumato all’interno della cascina di famiglia lungo la strada provinciale, un luogo segnato da un profondo degrado provocato dalle condizioni dell’uomo. Ferri ha colpito la madre mentre dormiva, appoggiandole la sparachiodi alla tempia prima di azionare il meccanismo. Dopo il gesto, era stato lo stesso 40enne a chiamare i soccorsi: «Sono Ferri Paolo, ho sparato a mia madre». La donna è deceduta dopo quattro giorni di agonia all’ospedale San Giovanni Bosco.
Agli atti dell’inchiesta è finito anche un drammatico audio inviato via WhatsApp a un amico poche ore prima del delitto, nel quale l’uomo confessava il ritorno alla dipendenza dall’alcol e le forti tensioni con i familiari: «I miei mi distruggono […] ho detto “ammazzo mia madre e mia sorella”. Ecco perché ho bevuto».
La posizione della parte civile: “Ha agito con odio e consapevolezza”
Diversa la lettura della sorella dell’imputato e figlia della vittima, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocata Stefania Agagliate. Secondo la ricostruzione della famiglia, il 40enne non sarebbe stato incapace di intendere, ma avrebbe agito spinto dall’odio per i tentativi della madre e della sorella di porre freno al degrado della proprietà ereditaria e alla sua condotta fuori controllo.

