“Prima del reato viene la persona”, la vita nella Rems del Fatebenefratelli
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18 Gennaio 2020
Il progetto coinvolge 20 i malati psichiatrici autori di crimini ospitati nella residenza sanmauriziese

“Prima del reato viene la persona”, la vita nella Rems del Fatebenefratelli

La struttura è sanitaria ma vigono comunque le regole di sicurezza degli ambienti di detenzione

Da un lato ci sono lo spirito di accoglienza e l’umanità dei medici ed operatori del Fatebenefratelli, ispirati dal carisma di San Giovanni di Dio, fondatore dei Fatebenefratelli. Dall’altra le situazioni, spesso molto difficili, dei malati ps”ichiatrici autori di reato. Non mancano le criticità ma nella Rems -che sta per residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza- “Anton Martin” si cerca di trovare una sintesi e di favorire il più possibile il reinserimento nella società di chi ha compiuto un crimine ma allo stesso tempo ha un problema mentale.

Sono 20, uomini e donne, i pazienti ospitati alla Rems di San Maurizio, inaugurata nel novembre del 2016. Stanze a due posti e singole, tutte con bagno in camera, un campo da calcetto, il giardino e l’orto, una palestra. Niente a che vedere con le condizioni, spesso vergognose, in cui versavano i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari. In questo ambiente positivo, dove comunque non mancano telecamere, alti muri e regole di sicurezza, il direttore Alessandro Jaretti Sodano e il suo staff cercano di aiutare i loro pazienti fragili con percorsi personalizzati, affiancando tante attività alla pur indispensabile terapia farmacologica.

«Al centro di tutto c’è la persona, la sua dignità, che viene prima del reato commesso – spiega Vanda Braida, la dottoressa responsabile dei progetti riabilitativi- Qui cerchiamo di far recuperare ai pazienti le abilità di base che spesso nel loro iter hanno perso. Cucinano, si prendono cura degli ambienti, possono fare attività motoria in palestra o partecipare al gruppo

calcio. Si fa arte-terapia e bricolage. Sono anche impegnati in attività lavorative, individualmente o in gruppo, monitorati e supportati dagli operatori, in particolare nell’assemblaggio dei kit di cortesia per gli hotel. Il lavoro ha un’ottima ricaduta sull’autostima dei pazienti e li prepara ad un possibile impiego lavorativo futuro». Non è sempre facile. Anzi, a volte è proprio difficile. E il futuro è un punto di domanda. «Quello che servirebbe è una maggiore integrazione delle Rems come la nostra con il servizio psichiatrico territoriale dice il dottor Jaretti Sodano- Un buon numero di pazienti è privo di risorse economiche, di abbigliamento e manca di una rete famigliare di sostegno. Molti sono senza fissa dimora. Un altro punto dolente è la difficoltà che c’è, a volte, nel rapportarsi con l’Ufficio di Sorveglianza. I magistrati ragionano ovviamente più in termini giuridici, noi in chiave clinica. I reati che i pazienti hanno commesso neanche ce li ricordiamo più»

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