Piccoli Comuni e caro-estinto: Uncem chiede alla Regione di aprire le camere mortuarie delle RSA a tutti i defunti
Si auspica una revisione urgente della vigente normativa in materia di polizia mortuaria e strutture socio-assistenziali
TORINO. Una proposta concreta per risolvere un problema logistico ed economico che affligge quotidianamente i piccoli Comuni montani e rurali del Piemonte. L’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) è scesa ufficialmente in campo per chiedere alla Regione una revisione urgente della vigente normativa in materia di polizia mortuaria e strutture socio-assistenziali.
L’obiettivo è colmare un vuoto che si viene a creare nei piccoli borghi, dove spesso non vi sono spazi pubblici idonei o case funerarie private per accogliere le salme e consentire il diritto all’ultimo saluto.
L’appoggio di Uncem alla protesta dei Sindaci cuneesi
Il presidente regionale dell’Uncem ha espresso pieno sostegno alla battaglia già avviata da diversi amministratori locali: “Condivido la richiesta di revisione della vigente normativa regionale, avanzata da alcuni Colleghi Sindaci, relativa alla possibilità delle RSA di accogliere salme di persone defunte in piccoli Comuni, dove non vi sono case funerarie o altri spazi”.
Il fulcro del problema è duplice e unisce la carenza di spazi nei piccoli centri all’alto impatto economico per le famiglie:
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Assenza di strutture locali: Nei paesi montani o di ridotte dimensioni mancano locali comunali attrezzati.
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Costi elevati: Le case funerarie private rappresentano spesso una spesa troppo onerosa per i cittadini in un momento di fragilità.
La proposta: convenzioni tra Comuni e RSA per l’ultimo saluto
Aprire le strutture anche a chi non era ospite
La soluzione proposta dall’Uncem prevede un cambio di rotta legislativo da parte di Piazza Castello. Attualmente, le camere mortuarie delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono destinate esclusivamente ai pazienti deceduti all’interno della struttura stessa.
L’ipotesi di riforma punta invece a rendere le camere mortuarie delle RSA accessibili anche a persone esterne, non ospiti della struttura, che risiedevano nel territorio circostante.
Il sistema delle convenzioni preventive
Per rendere operativo il modello, il presidente dell’Uncem suggerisce una strategia basata sull’autonomia locale: “I Comuni, come richiesto da alcuni Sindaci cuneesi, potrebbero stipulare a monte delle convenzioni con le RSA, per permettere a chi lo desidera di usare gli spazi delle strutture per l’ultimo saluto alle persone care”.
In questo modo, i piccoli centri disporrebbero di un punto di riferimento certo e attrezzato a livello sanitario e logistico, ottimizzando le strutture già presenti sul territorio senza costringere le famiglie a costosi trasferimenti verso i grandi centri urbani.
La palla passa alla Regione: “Serve un intervento efficace”
La richiesta di modifica della legislazione piemontese assume quindi i contorni di una necessità etica e sociale, oltre che burocratica. La palla passa ora alla giunta e al consiglio regionale, gli unici organi che hanno il potere di emendare i regolamenti che vincolano i servizi mortuari delle RSA.
“La Regione può sicuramente intervenire. Uncem auspica una efficace soluzione del problema”, ha concluso il presidente regionale, sollecitando l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra l’assessorato competente e le rappresentanze dei piccoli Comuni per arrivare a una riforma condivisa entro l’anno.

