Non solo lupi: perché il dibattito sulle predazioni nel Torinese dimentica cani vaganti e prevenzione
Dopo i fatti di Lombardore si riapre lo scontro. La nostra inchiesta d'archivio e i dati storici ricordano l'impatto dei cani vaganti e l'importanza delle difese adeguate
L’ultimo episodio cronaca a Lombardore, con l’ingresso di un canide all’interno di un’azienda agricola in pieno giorno, ha riacceso istantaneamente i riflettori sulla presenza del lupo nelle zone collinari e pianeggianti del Torinese. La reazione della politica e il timore degli allevatori spingono verso la richiesta di Piani di contenimento straordinari, ma l’analisi del fenomeno rischia ancora una volta di polarizzarsi su una lettura parziale della realtà rurale.
L’insegnamento delle fototrappole: una lezione lunga dieci anni
Già dieci anni fa, una nostra inchiesta sul campo — documentata da un dettagliato reportage fotografico ottenuto tramite fototrappole — aveva dimostrato come una percentuale non trascurabile di attacchi al bestiame e al piccolo allevamento, ma anche di fauna anch’essa selvatica, fosse in realtà da attribuire a cani inselvatichiti o vaganti. Un fenomeno spesso sottovalutato, ma capace di generare dinamiche di predazione del tutto simili a quelle dei selvatici, specie in contesti vicini ai centri abitati.
Il confronto con i dati storici invita alla cautela nell’attribuire ogni singolo episodio a un’unica causa, evidenziando come la gestione del territorio richieda un monitoraggio scientifico rigoroso prima di giungere a conclusioni affrettate.
L’importanza delle protezioni adeguate
Oltre all’identificazione del predatore, l’altro grande tema rimasto in ombra riguarda l’adeguamento delle difese passive. Nelle zone di recente ricolonizzazione o nei fondovalle, molti allevamenti storici non dispongono ancora di strutture anti-intrusione aggiornate.
Gli esperti del settore e i progetti di tutela pastorale ribadiscono da tempo come l’impiego combinato di recinzioni elettrificate ad alto voltaggio e cani da guardiania specializzati (come i pastori abruzzesi) rappresenti l’unico deterrente realmente efficace nel lungo periodo per ridurre drasticamente le perdite, a prescindere dalla natura dell’intruso.
Tra allarmismo e gestione reale
Mentre le istituzioni regionali lavorano al piano di contenimento in collaborazione con l’Ispra, la sfida per il territorio resta quella di superare la contrapposizione ideologica. La protezione degli allevatori e la sicurezza dei residenti passano da interventi mirati, sostegni concreti per la messa in sicurezza delle stalle e un’informazione basata sui fatti, capace di distinguere la reale presenza del lupo dalle criticità legate alla gestione dei canidi sul territorio.

