La regia dell’orrore in via Gulli: la prof di Ciriè tra crack, smembramento e avances al killer
Il racconto dell'assassino reo confesso e le testimonianze degli atti svelano il ruolo di Nicole Formichetti: dopo il delitto continuava a drogarsi e voleva fare sesso nell'alloggio con il cadavere. Poi il pianto disperato del 26enne e la chiamata della madre al 112
CIRIÈ / TORINO – Continuare a bere alcolici e a fumare crack con il corpo della vittima adagiato nella vasca da bagno, tentare un’avance sessuale con il 26enne che aveva appena strangolato l’uomo e, contemporaneamente, vestire i panni della “regista” nella spietata pianificazione dello smembramento e dell’occultamento dei resti. È un quadro di agghiacciante lucidità e lucida follia quello che emerge dalle testimonianze contenute nell’ordinanza del GIP Antonio Borretta a carico di Nicole Formichetti, 47 anni, la professoressa d’italiano in servizio al noto Istituto “Tommaso D’Oria” di Ciriè.
Mentre tra le aule della scuola ciriacese e gli ambienti cittadini si cerca ancora di comprendere l’origine di una simile metamorfosi, i verbali della Squadra Mobile di Torino restituiscono i dettagli di ciò che è accaduto al quarto piano di via Gulli 46 durante e dopo l’uccisione di Fabio Colapietro.
I RETROSCENA DAGLI ATTI DELL’INCHIESTA
| Testimone / Fonte | Contenuto delle Dichiarazioni |
| Ex compagna del 26enne | Riferisce di videochiamate deliranti mentre il giovane acquistava il cemento in preda al vomito e alla paranoia. |
| Matheus De Oliveira (26 anni) | Confessa il delitto e accusa la prof: “Continuava a fumare crack e ha cercato di strusciarsi a me vicino al cadavere”. |
| Madre dell’assassino | Riceve la chiamata d’aiuto in metafora: “Non puoi venire qui, c’è un fortissimo odore acre di arance”. |
Le avances vicino al cadavere e gli acquisti del cemento
Secondo quanto messo a verbale dal reo confesso Cristian Matheus De Oliveira Morando (26 anni), la docente di Ciriè avrebbe vissuto le ore successive all’omicidio in uno stato di costante alterazione da stupefacenti, senza tuttavia perdere di vista l’obiettivo di “ripulire” la scena del delitto.
Mentre il giovane entrava in una spirale di terrore e paranoia, la 47enne avrebbe persino provato un approccio fisico nei suoi confronti: “Ha provato a strusciarsi con me e a farmi delle avances toccandomi, ma io mi sono scansato trovando la cosa di cattivo gusto in quanto c’era una persona senza vita in casa”, ha messo a verbale il 26enne.
Nel frattempo, le direttive per coprire l’orrore proseguivano. L’ex fidanzata del ragazzo ha raccontato agli agenti di aver ricevuto una videochiamata mentre il 26enne si trovava in un negozio ad acquistare cemento rapido, nastro adesivo e guanti: “Mi ha detto che era per aiutare un suo amico, poi ha aggiunto: ‘Non mi ci far pensare che mi vengono i conati di vomito’, ed è diventato di nuovo scosso”.
La metafora delle “arance” e la telefonata alla madre
Dopo due giorni trascorsi tra fumi di crack, ricerche sul web per capire come sciogliere o nascondere un corpo e un primo viaggio in taxi verso le sponde della Dora per disfarsi di alcuni sacchi, la tenuta psicologica del 26enne è definitivamente crollata.
In preda a un pianto dirotto, il ragazzo ha telefonato alla madre. Per farle capire la gravità della situazione senza pronunciarla apertamente, ha usato una drammatica metafora del suo Paese d’origine: “Non puoi assolutamente venire qui, non potresti sopportare l’odore sgradevole delle arance”, facendo riferimento all’usanza di posizionare bacinelle con agrumi per coprire i miasmi della morte.
Il crollo in piazza Rebaudengo e le chiamate della prof
Capito che la situazione era ormai irreparabile, la madre ha raggiunto il figlio in piazza Rebaudengo. Nel frattempo, sul telefono del giovane continuavano ad arrivare le chiamate della professoressa di Ciriè, che lo sollecitava a rientrare nell’alloggio di Borgo Vittoria per “finire il lavoro”.
È stata proprio la madre a convincere il 26enne a crollare e a confessare tutto alla Polizia di Stato. Il ragazzo ha poi affidato i dettagli dell’orrore agli agenti durante il tragitto in auto verso la Questura, spalancando le porte dell’alloggio di via Gulli dove gli investigatori si sono trovati di fronte alla macabra scena.
I legali della docente: «Nessuna dichiarazione al momento»
Sul fronte giudiziario e difensivo, la posizione della professoressa Nicole Formichetti resta improntata alla massima cautela. I legali che assistono la 47enne docente d’italiano al “D’Oria” di Ciriè hanno infatti reso noto di aver scelto, al momento, la linea del silenzio e l’ormai ex insegnate («è molto scossa per la sua prima detenzione e le occorre rimettere pensieri ed emozioni in ordine») ha scelto di avvalers della facoltà di non rispondere ai magistrati. I difensori hanno chiarito che il silenzio della Formichetti davanti al Giudice per le indagini preliminari non è dipeso da una “cattiva volontà” o da una mancanza di collaborazione con la giustizia, bensì dal fatto che la donna “non era in condizioni di rispondere”
Si ricorda che il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari e che, per tutti gli indagati, vige la presunzione di non colpevolezza.

