Il Risveglio, la politica e le etichette: perché la difesa della Costituzione non è una questione di “fazione”
In risposta alle polemiche social e agli interrogativi strumentali: da 105 anni la nostra testata garantisce pluralismo e pensiero critico, nel solco dei valori costituzionali
In queste ore, a margine di un pezzo di analisi di cronaca politica che ha fatto discutere, qualcuno — persino tra chi esercita il nobile mestiere dell’insegnamento — è tornato a chiederci con tono polemico e sarcastico: «Ma il Risveglio è diventato di sinistra?». Verrebbe da chiedere se la stessa prof sia di destra a questo punto ma lasciamo volentieri ai “leoni da tastiera” gli epiteti e le ingiurie da bar, ma a chi ci pone quesiti di questo tipo con pretesa di dibattito merita dare una risposta seria, pubblica e trasparente.
1. La cronaca viene prima delle tifoserie
In prima battuta, quello pubblicato è un pezzo di cronaca politica. Il compito di un giornale non è accarezzare le convinzioni dei lettori o compiacere chi governa (a Roma come a livello locale), ma raccontare i fatti, metterne in luce le contraddizioni, analizzare le dinamiche del potere e far riflettere. Quando la cronaca registra un cortocircuito o un fatto politico, il giornale lo evidenzia. Senza guardare in faccia a nessuno.
2. Un giornale generalista, ecumenico e di tutti
Il Risveglio è, e rimane, un giornale di tutti e per tutti. Un quotidiano e settimanale territoriale, generalista ed ecumenico, che da 105 anni dà voce alla comunità canavesana, ospita il dibattito, garantisce il rispetto del contraddittorio e promuove il dialogo democratico con qualsiasi forza politica o culturale che si muova nell’alveo delle regole civili.
3. La nostra storia e il solco progressista
Sì, abbiamo una storia precisa e non ce ne vergogniamo, né intendiamo nasconderla. Il Risveglio fu chiuso dalla censura del Fascismo nel 1925 proprio perché rifiutava di piegarsi all’omologazione di regime. Alla sua rinascita hanno contribuito partigiani e figure della Resistenza — molti dei quali appartenenti alla matrice cattolica e “bianca” —, ponendo le basi per un giornale libero che nei decenni ha saputo accogliere e interpretare tutte le istanze di progresso, giustizia sociale e diritti.
4. Sulla Costituzione non si usano etichette
Se per qualcuno analizzare la realtà, denunciare le incongruenze o richiamare i valori del rispetto e della libertà significa essere “di parte”, chiariamo un punto una volta per tutte: su una cosa ci schieriamo senza “se” e senza “ma”, ed è la difesa della Carta Costituzionale.
La nostra Costituzione non è un testo “comunista” — corrente politica che in Italia, peraltro, non ha mai guidato un governo —, ma il frutto straordinario del lavoro congiunto di tutte le forze antifasciste del Paese: dai cattolici della Democrazia Cristiana ai liberali, dai socialisti agli azionisti.
Difendere la Costituzione, la democrazia e il senso critico non fa di un giornale un organo di partito. Fa di un giornale, semplicemente, uno strumento di libertà, in ossequio a quella garantita ai lettori e agli interlocutori anche in dissenso grazie all’Articolo 21 della Costituzione che rimane il nostro faro. Chi scambia l’analisi politica per tifo da curva dimentica che la cultura, la storia e la scuola dovrebbero insegnare proprio questo: ad allenare il pensiero critico, anziché appiccicare banali etichette.

