Il caso amnèsia e l’autogol degli “antiproibizionisti”
Cronaca nera, Prima pagina
30 Settembre 2020
Non si placa, da una settimana a questa parte, la polemica innescata da alcuni giovani sul web in merito al recente sequestro in zona di oltre due chili di marijuana che sarebbe stata addittivata da sostanze quali solventi e talvolta metadone

Il caso amnèsia e l’autogol degli “antiproibizionisti”

Si tratterebbe dunque - almeno per il caso specifico - di ben altro di droghe leggere

Non si placa, da una settimana a questa parte, la polemica innescata da alcuni giovani sul web ed indirizzata anche ai nostri giornalisti (tacciati, ed in malo modo, di ignoranza e, peggio, di subordinazione alle forze dell’ordine) in merito al recente sequestro in zona di oltre due chili di marijuana che sarebbe addittivata da sostanze quali solventi e talvolta metadone. Un fenomeno di pericolosa sofisticazione scoperto abbastanza recentemente dai carabinieri ed attribuita in prima istanza a nuove strategie di vendita della criminalità organizzata e segnatamente della Camorra che l’avrebbe per prima immessa nel mercato. In molti ci hanno chiesto le fonti delle informazioni  veicolate anche sulle nostre pagine, cartacee ed online: che  sono, semplicemente, i carabinieri e la magistratura. Pertanto, tutto è possibile, ma se davvero le informazioni fornite –  secondo tali censori –  sono fuorvianti e persino smaccatemente mendaci, perché non creare un apposito documento, scevro da insulti e giudizi di valore ma soprattutto pieno di evidenze inoppugnabili da produrre per l’opinione pubblica e, perché no, per le stesse forze dell’ordine?

Intanto pubblichiamo di seguito il commento del nostro direttore, Antonello Micali, sulla operazione di cui abbiamo dato notizia la scorsa settimana e nel quale affronta la querelle di cui sopra.

(Redazione Il Risveglio)

 

Sui social ci hanno messo faccia e parolacce, calunnie e insulti, oltre ad una presunta competenza da far impallidire un botanico vero e all’accusa nei confronti delle forze dell’ordine e dei giornalisti, che sarebbero «servi» di quest’ultimi e soprattutto complici nel demonizzare le droghe leggere.

Il tutto perché lo stupefacente sequestrato, l’amnèsia appunto, per i carabinieri sarebbe (omonimie a parte con le piante originali, alle quali gli aspiranti “consulenti della magistratura” si riferivano) parte di quel fenomeno, recente, dell’additivazione chimica per esaltarne le capacità di sballo.

Si tratterebbe dunque di ben altro di droghe leggere. Quello della depenalizzazione financo alla liberazione di quest’ultime (cui chi scrive, e anche da queste colonne, ha sempre dato spazio e considerazione) è un tema che pertanto non ha nulla a che fare con sofisticazioni al metadone e con altri solventi e tantomeno all’essere «subordinati» dei media: anzi in un mercato che è tanto ampio quanto incontrollato, se non dalla criminalità organizzata, il fatto che i carabinieri tolgano di mezzo questa porcheria, tra gli antiproibizionisti (tra cui si autoannovera anche chi scrive), avrebbe dovuto suscitare, almeno in questo caso, gratitudine.

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