Torino, caos rifiuti: a Porta Palazzo differenziata al palo e le ecoisole in città sono un flop. L’allarme di Legambiente
Ambiente
5 Giugno 2026
Un atto d'accusa durissimo quello lanciato dall'associazione ambientalista

Torino, caos rifiuti: a Porta Palazzo differenziata al palo e le ecoisole in città sono un flop. L’allarme di Legambiente

Nel mirino non c'è solo il mercato all'aperto più grande d'Europa, ma l'intero modello di raccolta scelto dal Comune di Torino e da Amiat

TORINO. Porta Palazzo come una “discarica a cielo aperto” per ore e, nel resto della città, un sistema di ecoisole informatizzate che fa acqua da tutte le parti, trasformandosi in un costoso ritorno agli anni ’80. È un atto d’accusa durissimo quello lanciato da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che interviene a ruota dopo l’inchiesta odierna de La Stampa sulla gestione dei rifiuti all’ombra della Mole.

Sotto la lente dell’associazione ambientalista non c’è solo il mercato all’aperto più grande d’Europa, ma l’intero modello di raccolta scelto dal Comune di Torino e da Amiat.

Porta Palazzo: “Si raccoglie tutto insieme”

L’apertura dell’edizione torinese de La Stampa parla chiaro: nel mercato simbolo di Torino la raccolta differenziata è quasi inesistente. L’unica nota positiva è l’organico, mentre per tutto il resto — plastica, vetro, carta, cartone e legno — si procede con un unico, indistinto flusso di raccolta.

“È giunto il momento di cambiare marcia — dichiara Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta — Anche nelle aree mercatali tutte le frazioni di rifiuti devono essere separate dagli utenti. Servono controlli puntuali, sanzioni a chi sgarra e premialità per chi segue le norme, fino a vincolare le licenze ambulanti al rispetto della gestione degli scarti”.

Il fallimento delle ecoisole: “Tornati agli anni ’80, ma con costi più alti”

Ma il problema di Porta Palazzo è solo la punta dell’iceberg. Secondo Legambiente, il vero nodo è il modello delle ecoisole informatizzate distribuito nei vari quartieri di Torino. Un sistema che, dati alla mano, sta mostrando tutti i suoi limiti strutturali.

Sergio Capelli, Direttore dell’associazione, cita le analisi merceologiche effettuate da IPLA per conto di Amiat:

  • Meno materiale riciclabile: Nelle zone con le ecoisole la presenza di “frazione estranea” (rifiuti buttati nel cassonetto sbagliato) è sensibilmente più alta rispetto ai quartieri in cui è attivo il classico “porta a porta”.

  • Impatto sulla TARI: Per poter vendere i materiali ai consorzi (accordo ANCI-CONAI), Amiat deve fare una costosa selezione “a valle” della raccolta. Questo processo extra comporta una perdita di materiale e costi aggiuntivi che rischiano di scaricarsi direttamente sulla tassa dei rifiuti dei cittadini.

  • Addio controlli e decoro: I cassonetti intelligenti non permettono controlli puntuali, lasciando impuniti i trasgressori, e le aree circostanti diventano spesso ricettacolo di abbandoni selvaggi.

Il paradosso dei cassonetti “sempre aperti”

La denuncia si fa ancora più pesante sul fronte tecnologico. Le ecoisole dovrebbero aprirsi solo dopo il riconoscimento dell’utente tramite tessera. Nella realtà, denuncia Legambiente, la quasi totalità dei cassonetti è sempre aperta.

In alcune zone, come nei pressi di Piazza Rebaudengo, sono state addirittura posizionate ecoisole completamente prive della parte elettronica per il riconoscimento: “Siamo tornati di fatto alla raccolta stradale degli anni ’80, utilizzando però attrezzature decisamente più costose di cui non si sfrutta il potenziale”, conclude Capelli, richiamando il Comune e Amiat al rispetto dei criteri di efficienza ed economicità previsti dal contratto di servizio.

(Ph credit Di own – Opera propria)

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