«Voglio seguire un percorso di cura e cambiare lavoro»: l’accusato delle molestie alla 13enne scrive al Riesame
Lettera spontanea del 42enne al Tribunale della Libertà per disinnescare il rischio di reiterazione. La Procura torna a chiedere la custodia in carcere, mentre la difesa sollecita una riduzione dell'obbligo di firma
TORINO – «Voglio fare un corso per uomini abusanti e cambiare lavoro, rinunciando a qualsiasi mansione a contatto con il pubblico». Sono le parole affidate a una memoria scritta depositata tramite la sua legale, l’avvocata Francesca D’Urzo, da G.M., il commesso di 42 anni di origini bengalesi accusato di atti sessuali nei confronti di una ragazzina di tredici anni all’interno di un minimarket cittadino.
Le dichiarazioni spontanee sono state presentate nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Torino, presieduto dal giudice Stefano Vitelli, chiamato a esprimersi sulle misure cautelari da adottare nei confronti dell’uomo.
Lo scontro tra Procura e Difesa sulle misure cautelari
La vicenda processuale viaggia ora su un doppio binario ricorsivo:
- Il ricorso della Procura: la Pubblica Accusa, rappresentata dalla pm Eleonora Sciorella, ha presentato appello chiedendo nuovamente l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Per i magistrati, infatti, restano elevati i pericoli di reiterazione del reato e di fuga. Il Tribunale si è riservato la decisione su questa istanza.
- Il ricorso della Difesa: parallelamente, la legale dell’indagato ha presentato un ricorso speculare, la cui discussione è fissata per il prossimo 17 settembre, finalizzato a chiedere la revoca o l’attenuazione dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, la misura attualmente in vigore disposta in sede di convalida dal GIP.
Le immagini delle telecamere e le dichiarazioni dell’indagato
Nella memoria depositata, il 42enne ha dichiarato di essere pentito e ha ammesso un unico contatto, tentando di disinnescare la tesi del pericolo di reiterazione.
La difesa fa perno sull’analisi dettagliata dei filmati dell’impianto di videosorveglianza interno al negozio: dai fotogrammi emergerebbe, secondo l’avvocata, una dinamica differente rispetto a quella inizialmente descritta nel verbale d’arresto, riconducibile a un singolo contatto anziché ai tre palpeggiamenti contestati in prima battuta. Una rilettura che trova parziali riscontri visivi, ma su cui la Procura mantiene ferma la richiesta di massima rigidezza cautelare, anche alla luce di un secondo episodio analogo che avrebbe coinvolto una donna adulta.
Clima di tensione in città
Il caso continua a registrare una forte attenzione pubblica sul territorio torinese. La decisione iniziale del Giudice per le Indagini Preliminari di scarcerare l’uomo disponendo la sola misura dell’obbligo di firma ha innescato accese polemiche morali e sociali, sfociate in pesanti attacchi e minacce indirizzati sul web nei confronti della stessa magistrata, per la quale è stata disposta una misura di vigilanza dinamica di tutela.
Spetterà ora ai giudici del Riesame valutare se la nuova lettura delle immagini e l’impegno dell’indagato a intraprendere un percorso riabilitativo siano elementi sufficienti a rimodulare le esigenze di tutela cautelare.
Trattandosi di un procedimento che versa nella fase delle indagini preliminari, nei confronti dell’indagato vige la presunzione di innocenza fino all’eventuale sentenza definitiva.

