Tre anni fa il caso del nostro reporter prigioniero in Serbia. Oggi si prega per Zaky
Cronaca nera, Prima pagina
13 Aprile 2021
RUBRICA. "Le prime pagine dei nostri 100 anni"

Tre anni fa il caso del nostro reporter prigioniero in Serbia. Oggi si prega per Zaky

Incidenti e pandemia, nuove statistiche

Il 5 aprile 2018 veniva annunciata la notizia della liberazione del fotoreporter di Lanzo torinese, Mauro Donato, arrestato il 16 marzo in Serbia. A seguito di un’indagine sommaria era stato accusato di aver aggredito e rapinato tre profughi afghani dalla polizia locale e condannato fino a 15 anni di carcere. Nonostante l’insistenza dell’avvocato difensore, il tribunale si era in un primo momento rifiutato di ascoltare le prove a discolpa di Donato ma a scagionare il reporter sono stati alla fine le vittime stesse. Tuttavia, la liberazione non è stata rapida come previsto, ci è voluto del tempo per il suo ritorno in patria. Per certi versi simile e allo stesso modo inquietante la vicenda che oggi scuote le conoscenze legata a Patrick Zaky, lo studente e attivista egiziano, in Italia per seguire un master all’Università di Bologna e arrestato il 7 febbraio 2020 all’aeroporto del Cairo. Appena atterrato con un volo proveniente dal nostro paese è stato rapito e poi incarcerato con l’accusa di “istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione” strettamente legato ai suoi rapporti con l’Italia e alle sue “idee diverse”. Recentemente, il giorno di Pasquetta, al Cairo è stata prevista una nuova udienza sull’istanza di scarcerazione, dopo 14 mesi di detenzione, tra cui anche pestaggi e torture. – Si spera vivamente di riuscire a restituirgli la libertà – dichiara Amnesty International Italia tramite un post su Twitter.

Incidenti e pandemia

Sulla prima pagina del Risveglio del 30 marzo 2017, la morte di un pensionato 83enne, investito a Ciriè da una auto mentre era in sella alla sua bici sulla ciclo-pedonale. Incidenti di questo tipo sono purtroppo  sempre più attuali: sebbene la pandemia abbia portato a un calo della mobilità e degli incidenti automobilistici, le stragi su strada non sono diminuite, anzi, ciclisti e pendoni sono i soggetti più a rischio. Nonostante il fenomeno del ciclismo fosse già in espansione prima del Covid, è ora diventato di massa e tante sono le persone che optano per una bella passeggiata all’aria aperta. E il pericolo cresce per queste categorie: uno studio di marzo dell’osservatorio Asaps mostra numeri preoccupanti, un morto ogni due giorni. Grande dibattito anche intorno al tema dei monopattini elettrici, sempre più al centro di incidenti causati da questo nuovo tipo di mobilità.

(DEBORA CATBERRO*)

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