Quanta acqua sprecata per l’assenza di un piano di invasi a servizio dell’agricoltura
Ambiente, Economia e Lavoro, Prima pagina
4 Marzo 2024
«Anche solo un decimo della pioggia caduta conservata avrebbe messo i campi al sicuro dalla siccità»

Quanta acqua sprecata per l’assenza di un piano di invasi a servizio dell’agricoltura

Tutto il rammarico di Coldiretti e la richiesta di misure urgenti per combattere la crisi idrica

«Se fossimo stati in grado di trattenere e accumulare anche solo un decimo della pioggia caduta in questi giorni sul territorio agricolo torinese avremmo messo al sicuro l’intera annata agraria per molte delle nostre colture». È il commento amaro del presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, il giorno dopo l’ondata di maltempo. Peraltro quello del numero uno degli agricoltori piemontesi non è il solo urlo di rammarico per l’ennesima mancata occasione di non mandar sprecata l’acqua che le sempre più scarne precipitazioni assicurano in qeusti tempi di cambiamento climatico.

«Ed è quindi sempre più urgente il varo di un Piano – aggiungono da Coldiretti – per i piccoli invasi al servizio dell’agricoltura, invasi che possano trattenere l’accesso di acqua di precipitazioni sempre più episodiche ma sempre più abbondanti, per poi utilizzarla nei periodi siccitosi.Intanto, quest’ultima perturbazione è una buona premessa per la stagione agricola alle porte». E copiose in questi giorni sono state anche le nevicate «che, finalmente, hanno raggiunto livelli tipici delle perturbazioni nevose primaverili con accumuli di neve di fresca di oltre 70 cm oltre i 1500 metri nelle valli Pellice, Germanasca, Chisone, Alta e bassa valle di Susa, val Sangone e di oltre 120 cm nelle valli di Lanzo, Orco e Soana, Chiusella e Dora Baltea».  E ancora: «La pioggia a cavallo di febbraio e marzo aiuta ma non è adesso che l’acqua serve davvero. Le piante hanno bisogno di acqua più avanti, dopo le semine e con l’accrescimento. Se si ripeteranno la primavera e l’estate, siccitose e caldissime, del 2022, avremmo solo visto passare acqua nei fiumi che non sarà servita davvero all’agricoltura».

I dati diffusi da Coldiretti Torino dicono che sono caduti nelle zone non interessate dalla neve circa 500 milioni di metri cubi di acqua. «Una parte importante “serve” per la rivitalizzazione dei corsi d’acqua, dei laghi e delle zone umide e da qui, una buona parte finisce nei subalvei e nelle falde che alimentano pozzi idropotabili e irrigui. Un’altra parte non sarebbe tecnicamente possibile accumularla per varie ragioni. Ma se avessimo trattenuto almeno una decima parte della pioggia caduta in questa sola perturbazione, cioè circa 50 milioni di metri cubi (una volta e mezza la capacità del bacino di Ceresole Reale) avremmo avuto una scorta determinante per i nostri campi di pianura in vista della prossima stagione calda».

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