Casa Chantal, il sindaco di Mathi querela l’amministratore della pagina social “Noi di Mathi
MATHI EX CASA DI CURA CHANTAL
Cronaca bianca/IL CASO, Cronaca bianca/Politica
28 Agosto 2025
Contestate alcune vignette satiriche ritenute diffamatorie

Casa Chantal, il sindaco di Mathi querela l’amministratore della pagina social “Noi di Mathi

Il sindaco: «Sì alla critica, no alle offese». Vivenza: «Nessuno dei contenuti aveva un carattere offensivo»

Arriverà in un’aula di tribunale lo scontro tra l’amministratore della pagina Facebook “Noi di Mathi” e il sindaco Vittorio Rocchietti. Da mesi il social, che come molte altre pagine simili racconta la vita dei paesi, dedica molta attenzione alla vicenda di Casa Chantal, la casa di riposo che la cooperativa Sanitalia, proprietaria dell’immobile, vuole destinare a centro per accogliere i richiedenti asilo, pubblicando una serie di post e commenti da parte degli utenti. A far alzare la tensione sono state alcune vignette con al centro il sindaco, ritenute diffamatorie. «Un conto sono le critiche, che accetto, e un altro sono le offese – spiega Rocchietti – la querela è stata presentata a mio nome. Ritengo le vignette diffamatorie e ho deciso di tutelare la mia immagine». Roberto Vivenza, amministratore della pagina social “Noi di Mathi” scrive di «Aver scoperto di essere stato denunciato dal sindaco di Mathi per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Perchè? Allo stato non è dato saperlo con esattezza. Potrebbero essere alcuni post, commenti o magari qualche vignetta satirica. Poco importa. Perchè noi sappiamo bene una cosa: nessuno di questi contenuti aveva un carattere offensivo. Erano solo la voce di un popolo che non si arrende, la voce di una comunità che non si lascia mettere a tacere». Diversa la valutazione del primo cittadino che ha deciso di querelare. Ma già a luglio in un comunicato pubblicato sul sito dell’Amministrazione mathiese sempre riguardante Casa Chantal, a firma del sindaco e della Giunta, era stato annunciato che si sarebbe agito “per vie legali contro gli atti diffamatori pubblicati sui social”. Ora dalle parole si è passati alle carte bollate.

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