Cronaca
23 Aprile 2026
La proposta mira a ottenere dal Consiglio regionale quanto già attuato in Toscana e Sardegna

Fine vita, riparte in Piemonte la raccolta firme “Liberi Subito”: obiettivo quota 8.000

A dare forza giuridica alla mobilitazione è la recente sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale

TORINO / REGIONE – Dopo lo stop della scorsa legislatura, torna al centro del dibattito politico piemontese il tema del suicidio medicalmente assistito. È partita ufficialmente oggi la nuova raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare denominata “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni.

L’obiettivo della campagna

L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: raccogliere 8.000 firme di cittadini residenti in Piemonte entro il prossimo 15 ottobre. La proposta mira a ottenere dal Consiglio regionale quanto già attuato in Toscana e Sardegna: una normativa che garantisca procedure chiare, tempi certi e uniformità nell’accesso alla morte volontaria assistita, evitando i lunghi calvari burocratici che hanno segnato le cronache recenti.

Il richiamo alla Corte Costituzionale

A dare forza giuridica alla mobilitazione è la recente sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, che ha confermato come le Regioni abbiano la competenza per disciplinare le modalità organizzative con cui il Servizio sanitario rende effettivo questo diritto. “Ora che la Consulta ha chiarito le competenze, la Regione Piemonte ha il dovere di intervenire”, ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni. Secondo i promotori, la legge non introduce nuovi diritti, ma rende finalmente esercitabile un diritto già esistente, garantendo trasparenza e responsabilità alle aziende sanitarie.

Il caso di Alan e le sofferenze del passato

Il pensiero dei coordinatori della Cellula Coscioni Torino, Davide Di Mauro e Lidia Sessa, va a chi ha pagato il prezzo del vuoto normativo. È stato citato il caso di Alan (conosciuto inizialmente come “Alberto”), il primo piemontese a ottenere il suicidio assistito, che ha dovuto però attendere otto mesi di sofferenze insopportabili prima che il Servizio Sanitario Nazionale rendesse operativa la sua richiesta. “L’assenza di regole chiare produce disparità e ritardi inaccettabili”, sottolineano i promotori.

L’appello alle istituzioni

La conferenza stampa di presentazione ha lanciato un appello a tutte le forze politiche, ai sindacati e ai sindaci del territorio affinché sostengano questa iniziativa popolare. La sfida è ora quella di portare il Consiglio regionale a discutere un testo che, nella passata legislatura, non era arrivato all’esame dell’aula.

Nel 2024 il Consiglio Regionale del Piemonte si era rifiutato di esaminare la precedente proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni: i consiglieri di maggioranza avevano infatti impedito la discussione del provvedimento mediante l’approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità. Tale posizione è stata successivamente superata dalla sentenza n. 204/2025 della Corte costituzionale, la quale ha chiarito che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possono disciplinare modalità e tempi con cui il Servizio sanitario garantisce l’effettivo accesso alla procedura, senza incidere su ambiti di competenza statale quali la materia penale o civile. Alla luce di tale pronuncia, viene avviata una nuova iniziativa popolare volta a sollecitare il Consiglio regionale del Piemonte ad adottare misure analoghe a quelle già introdotte in Toscana e Sardegna, anch’esse promosse su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni.

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