Intervista ad Alberto Barachini: “Difendiamo il lavoro dei giornalisti dall’intelligenza artificiale”
Economia e Lavoro
15 Maggio 2026
Il Sottosegretario all’Editoria fa il punto sul settore tra pluralismo, riforma delle agenzie di stampa e il ruolo delle grandi piattaforme digitali

Intervista ad Alberto Barachini: “Difendiamo il lavoro dei giornalisti dall’intelligenza artificiale”

Un confronto centrale anche nei prossimi anni

Difendere il pluralismo editoriale, sostenere il lavoro giornalistico e affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale senza lasciare l’informazione nelle mani degli algoritmi. Il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini con Paola Spiezie del Roma fa il punto sulle sfide del settore, tra tutela dell’occupazione, giovani e grandi piattaforme digitali. Di seguito l’intervista.

 

Sottosegretario, il sistema editoriale continua a vivere una fase delicata. Il Governo continuerà a sostenere il settore?
“Assolutamente sì. Sin dall’inizio del mandato abbiamo difeso con forza la libertà di stampa, il pluralismo e il sistema dell’informazione. Lo abbiamo fatto anche attraverso la riforma del contributo alle agenzie di stampa, costruita sul numero dei giornalisti presenti nelle redazioni, perché crediamo che l’informazione si faccia ancora con chi verifica le notizie e racconta i fatti”.

Il rischio dell’intelligenza artificiale e la tutela dell’occupazione

L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il mondo dell’informazione. Qual è oggi il rischio principale?
“I rischi sono reali sia sul piano occupazionale sia su quello dell’affidabilità delle notizie. Oggi molte informazioni online nascono dal lavoro dei giornalisti professionisti, vengono riprese, rielaborate e talvolta deformate senza responsabilità editoriale. Per questo è fondamentale tutelare il lavoro giornalistico e la qualità dell’informazione”.

I giovani, i social media e il confronto con le grandi piattaforme

Sempre più giovani si informano quasi soltanto attraverso social e piattaforme digitali.
“È un tema molto serio. Oggi la conoscenza rischia di diventare sempre più superficiale. Noi stiamo sostenendo gli abbonamenti ai quotidiani nelle scuole, ma serve anche un grande lavoro educativo. Dobbiamo spiegare ai ragazzi che poche righe online non equivalgono a una reale comprensione dei fatti. Allo stesso tempo anche il giornalismo deve trovare linguaggi nuovi per parlare alle giovani generazioni, senza perdere qualità e credibilità”.

Il confronto con le grandi piattaforme digitali sarà centrale anche nei prossimi anni?
“L’impegno italiano è fondamentale, ma occorre lavorare anche a una risposta europea. Le grandi piattaforme internazionali devono contribuire a sostenere il sistema dell’informazione e il pluralismo editoriale. È un tema europeo sul quale stiamo lavorando anche in

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