Concorso piccoli Comuni, è caos: solo 178 posti in tutta Italia. Uncem: «Un’assurdità, enti presi in giro»
Economia e Lavoro, Politica
8 Giugno 2026
Il presidente nazionale Marco Bussone, non usa giri di parole per descrivere la situazione, definendola "pazzesca"

Concorso piccoli Comuni, è caos: solo 178 posti in tutta Italia. Uncem: «Un’assurdità, enti presi in giro»

Il nodo centrale della protesta riguarda la sostenibilità economica: i centri, spesso situati in aree montane o interne, non hanno le risorse finanziarie per coprire i nuovi stipendi a tempo indeterminato senza un aiuto strutturale dallo Stato

ROMA – Un bando nazionale che doveva essere una risposta alla carenza di personale nei piccoli Comuni italiani si sta trasformando in un boomerang istituzionale. Due avvisi specifici, rivolti a una platea potenziale di oltre 5.000 municipi, hanno raccolto l’adesione di appena 80 enti locali (l’1,5% del totale). Il motivo? Il concorso unico mette a disposizione soltanto 178 posizioni in tutta Italia. Una cifra definita “inutile e dannosa” dall’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), che attacca frontalmente la gestione centrale.

Bussone (Uncem): «Siamo alla frutta, mancano incentivi e visione»

Il presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone, non usa giri di parole per descrivere la situazione, definendola “pazzesca” e specchio di una totale disconnessione tra i palazzi romani e le realtà locali:

“Non si può lasciare l’intero onere degli stipendi delle nuove figure a carico dei bilanci comunali, già ridotti allo stremo, e pretendere di attrarre professionisti senza introdurre incentivi economici, di carriera o di welfare territoriale per chi sceglie di lavorare in queste realtà. Non si fanno questi bandi nazionali e non si fanno con questi numeri. È una presa in giro”.

Il nodo centrale della protesta riguarda la sostenibilità economica: i piccoli Comuni, spesso situati in aree montane o interne, non hanno le risorse finanziarie per coprire i nuovi stipendi a tempo indeterminato senza un aiuto strutturale dallo Stato.

I numeri del flop

I dati emersi dall’apertura del bando evidenziano il cortocircuito tra la domanda di personale e l’offerta reale:

  • Comuni italiani potenziali: oltre 5.000

  • Comuni che hanno aderito: circa 80 (appena l’1,5%)

  • Posti totali a concorso: 178

Numeri che, secondo l’Unione degli Enti Montani, dimostrano come lo strumento sia stato concepito “da chi non sa cosa siano i Comuni e, soprattutto, quelli di piccole dimensioni”.

La proposta: basta toppe, serve una vera riforma degli Enti Locali

Per Uncem la soluzione non è “mettere a caso 178 persone”, ma avviare finalmente una riforma strutturale dei livelli istituzionali che l’Italia attende da trent’anni. Una pianificazione che, secondo l’associazione, nessun Governo ha avuto la volontà di mettere in campo.

I punti chiave per una riforma a prova di futuro secondo Uncem:

  1. Gestione sovracomunale: Assunzioni di personale giovane e specializzato non sul singolo e piccolo Comune, ma su base comunitaria e territoriale.

  2. Lavoro di squadra obbligatorio: Gestione associata delle funzioni fondamentali tra i diversi enti.

  3. Autonomia fiscale e finanziamenti certi: Risorse chiare e differenziate in base alla reale dimensione e alle necessità del territorio.

  4. Riorganizzazione complessiva: Ripensare i confini e le competenze di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane.

“Scegliere il futuro vuol dire fare le riforme – conclude Bussone – ma i partiti non ne parlano. Gli Enti locali sono lasciati alla deriva anche del dibattito politico, in nome del piccolo cabotaggio”.

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