Bermuda sotto la scrivania: se persino l’Europa sdogana i pantaloni corti al lavoro
Cronaca
24 Luglio 2026
IL DIBATTITO ESTIVO

Bermuda sotto la scrivania: se persino l’Europa sdogana i pantaloni corti al lavoro

a Parigi a Tokyo il look da ufficio si piega alla colonnina di mercurio e abbandona la cravatta. Ma da noi regge ancora il mito del pantalone lungo "d'ordinanza". Voi cosa ne pensate?

Diciamoci la verità: con l’estate che picchia forte e le temperature che trasformano l’asfalto delle nostre strade in una piastra da barbecue, il tragitto casa-lavoro rischia di diventare una prova di sopravvivenza extrema. Soprattutto se sei un uomo e il “protocollo” (o la forza dell’abitudine) ti impone il pantalone lungo d’ordinanza.

Eppure, qualcosa nel mondo sta cambiando. E no, non parliamo solo di smart working o di aria condizionata a palla.

Dalla Francia alla Germania, fino ad arrivare al ben più rigido e formale Giappone, i pantaloni corti stanno conquistando la dignità del luogo di lavoro. I bermuda sotto la scrivania non sono più considerati un sacrilegio o un azzardo da spiaggia, ma una scelta pragmatica, sostenibile e persino incentivata dalle aziende per consumare meno energia con i condizionatori.

Insomma: l’Europa prende atto del clima e sdogana le caviglie scoperte in ufficio.

E da noi? Tra decoro formale, voglia di respirare e… piedi al vento

Se a Parigi o a Berlino il pantalone corto al lavoro sta diventando un simbolo di modernità e buonsenso, dalle nostre parti il tema fa ancora tremare i polsi ai cultori del decoro.

C’è chi sostiene che l’eleganza non debba mai cedere il passo alla colonnina di mercurio e che un bermuda in un ufficio pubblico, in banca o in negozio sia sinonimo di poca professionalità. E poi c’è chi, sudando sette camicie prima ancora di timbrare il cartellino, si chiede sommessamente: ma davvero la competenza di un professionista si misura dai centimetri di stoffa che gli coprono i polpacci?

Ma se sul pantalone corto la trattativa è aperta, c’è un tabù ancora più grande che infiamma i pomeriggi d’estate: i sandali per gli uomini.

Per decenni bollati come l’anti-stile per eccellenza o confinati al kit del turista nordeuropeo con calzino d’ordinanza, oggi anche le calzature aperte chiedono spazio sotto i banchi degli uffici. Dopotutto, una rispolveratina alla storia non guasterebbe: nell’antica Roma persino i senatori dibattevano le leggi dello Stato indossando i caligae o i calcei, rigorosamente a dita scoperte! Se andavano bene per governare un impero, perché non dovrebbero andare bene per compilare un foglio Excel o accogliere un cliente?

🗣️ DITE LA VOSTRA: La parola ai lettori!

Il dibattito è aperto e vogliamo sapere come la pensate voi che ogni giorno affrontate il caldo nei posti di lavoro del nostro territorio:

  • Siete favorevoli a bermuda e sandali maschili in ufficio (ovviamente decorosi) in nome del buonsenso e dello “stile senatore romano”?
  • Oppure ritenete che pantalone lungo e scarpa chiusa siano irrinunciabili per decoro e professionalità, a costo di sciogliersi?

👉 Scriveteci nei commenti qui sotto, oppure mandateci la vostra opinione (e magari la foto del vostro “look da ufficio estivo”) sulla nostra pagina Facebook! I commenti più divertenti e arguti verranno pubblicati!

Una replica a “Bermuda sotto la scrivania: se persino l’Europa sdogana i pantaloni corti al lavoro”

  1. Francesco ha detto:

    Sorry ma la regola dell’uomo che deve stare sempre con il piede coperto mentre via libera alle donne con scarpe aperte ovunque assomiglia all’Islamismo che obbliga alle donne a uscire con il velo o burqa, senza parlare della mia deformità di haglund calcagni dove sono dolori persino gli sneakers con il posteriore più morbido, x cui sono ovunque in ciabatte o sabot fregandomene di ciò che dice la gente.
    Lo stesso vale x le bermuda anche se vedo che quelle sono ampiamente più tollerate rispetto alle calzature aperte uomo.

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