Aurora Ruffino si racconta: dal set di Martin Scorsese al primo romanzo. “Tornare a Druento è riabbracciare me stessa”
Il profumo delle proprie radici ha un’essenza inconfondibile, una fragranza che non svanisce mai del tutto. Nemmeno quando la vita ti porta sotto i riflettori internazionali o tra i severi banchi delle più prestigiose accademie cinematografiche romane. Lo sa bene Aurora Ruffino, attrice e scrittrice originaria di Druento, che abbiamo intervistato in occasione della presentazione del suo romanzo d’esordio, “Volevo salvare i colori”. L’evento ha animato la serata di chiusura della rassegna “Cinema sulla Pista 500”, svoltasi sul suggestivo tetto del Lingotto.
Per l’occasione, l’indimenticabile volto di “Braccialetti Rossi” e “La solitudine dei numeri primi” è tornata a respirare l’aria di casa. “Tornare a Druento – racconta Aurora Ruffino – è come riabbracciare una parte di me che non se n’è mai andata, il luogo esatto in cui ho voluto imparare a sognare in grande”.
Vivere in provincia, si sa, innesca spesso un duplice sentimento. “Da un lato, a 20 anni, c’è il desiderio bruciante di scappare verso la metropoli; dall’altro, quando si cresce si riesce ad apprezzarne la bellezza. Saluto tutti i druentini, a cui voglio molto bene e che rivedo sempre con piacere”.
Tra recitazione e scrittura: la stanza segreta di Aurora Ruffino
La carriera da attrice di Aurora è iniziata quasi per caso. Un provino affrontato in una giornata qualunque alla Film Commission di Torino le ha aperto le porte, portandola a studiare per tre anni al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Oggi il suo curriculum vanta persino un ruolo in “The Saints”, prodotto dal colosso del cinema Martin Scorsese. Eppure, c’è un’altra passione che la accompagna da sempre: la scrittura.
“Scrivere è sempre stata la mia personale stanza segreta, un rifugio intimo che coltivo fin da bambina tra diari e innumerevoli quaderni, un modo silenzioso ma potente per fare i conti con me stessa”, confessa l’attrice con una punta di vulnerabilità. “Mi viene facile, mentre recitare è un po’ più difficile per me”.
Non stupisce, dunque, che “Volevo salvare i colori” non sia nato da una fredda esigenza editoriale. Al centro della narrazione troviamo Vanessa, una giovane donna di vent’anni alle prese con la complessa elaborazione del lutto materno. “Si tratta di un viaggio di ricerca interiore – spiega l’autrice – Questa ragazza si innamora, trova amici che la aiutano, e pian piano va avanti”.
Il coraggio di sognare e i futuri progetti in Rai
Ma qual è il segreto per mantenere il proprio baricentro quando si viene catapultati così giovani nel frenetico mondo dello spettacolo? La risposta di Aurora Ruffino è tanto semplice quanto illuminante: “Ai ragazzi di oggi dico: abbiate il coraggio di rischiare, abbandonate le vostre rassicuranti certezze per mettervi in gioco, ma non fate mai l’errore di montarvi la testa. Identificarsi totalmente con il proprio successo è una trappola letale; il vero valore risiede nella capacità di rimanere fedeli a se stessi e non nel cercare la validazione esterna”.
Una sincerità disarmante e luminosa, quella dell’artista druentina, che ha fatto di questa solida consapevolezza la sua bandiera. “Ho trovato un tema di quando avevo 11 anni in cui dicevo che avrei voluto fare l’attrice, ma siccome era tanto difficile avrei puntato a diventare insegnante. È difficile sognare in grande quando sei una persona normale. Ma ho rischiato, mi sono messa in gioco e, soprattutto, mi sono sempre ascoltata”.
E per chi già aspetta di rivederla all’opera, le novità non mancano. I prossimi progetti di Aurora Ruffino includono una fiction Rai in uscita durante la stagione invernale e, per la gioia dei lettori, il sequel del suo romanzo. Tra le nuove pagine ritroveremo Vanessa che, ormai diventata una giovane donna, si preparerà a vivere nuove e formative esperienze.

