Ciriè, il caso di via Remmert e il circo dell’allarmismo: quando la sicurezza diventa speculazione
La rabbia dei residenti va ascoltata, ma distinguere la realtà delle periferie dalla propaganda politica e dai "social-sceriffi" è il primo dovere del giornalismo. La replica de Il Risveglio ai detrattori e alle ricostruzioni di comodo
CIRIÈ – Da un lato la legittima richiesta di decoro e vivibilità da parte dei residenti, dall’altro un polverone mediatico e politico fatto di ricostruzioni ingigantite, passerelle dell’estrema destra e tentativi di precampagna elettorale. Negli ultimi giorni la vicenda di via Remmert a Ciriè si è trasformata nel teatro di uno scontro in cui la realtà dei fatti fatica sempre più a trovare spazio, lasciando il campo a scorciatoie e allarmismi.
Accanto alla ferma presa di posizione delle sezioni ANPI di Ciriè e Nole — che hanno definito “un segnale di decadimento democratico” la “passeggiata per la sicurezza” annunciata dai militanti neofascisti di Forza Nuova — il dibattito si è acceso anche sui social network, trasformandosi in un attacco frontale contro l’informazione locale e contro le ricostruzioni giornalistiche de Il Risveglio.
Tra “ronde” e tifosi dell’estremismo: la realtà non è una tifoseria
Tra le reazioni giunte in redazione e pubblicate in rete, c’è chi accusa la nostra testata di fare “giornalismo da salotto” o di addolcire i problemi di via Remmert per il solo fatto di aver definito per quello che sono le iniziative dell’estrema destra: tentativi di controllo privato del territorio.
C’è persino chi, pur dichiarandosi politicamente distante da certi ambienti, spinge la contraddizione fino ad affermare che “ben vengano le passeggiate per scuotere le coscienze”.
Una tesi che respingiamo al mittente con fermezza. Riconoscere i disagi di un quartiere non significa spalancare le porte all’autotutela o al presidio politico di matrice neofascista. La sicurezza urbana è una materia complessa e delicata, che non si risolve con i muscoli o con le provocazioni di piazza, ma attraverso il lavoro costante delle forze dell’ordine e delle istituzioni repubblicane. Confondere la cronaca con la propaganda non fa un buon servizio ai cittadini che in quel quartiere ci vivono davvero.
La fabbrica delle “fake news” e la corsa alla visibilità
A soffiare sul fuoco della tensione contribuisce poi la consueta cassa di risonanza dei social network, dove le notizie vengono spesso alterate per alimentare la narrazione di una città “invivibile”.
È il caso del recente racconto su una fantomatica “maxi rissa tra 60 persone”, rimbalzata di bacheca in bacheca con toni apocalittici e subito cavalcata da chi cerca un palcoscenico o tenta di lanciare precoci campagne elettorali. Peccato che i verbali ufficiali delle forze dell’ordine abbiano poi restituito una dimensione ben diversa e infinitamente più ridotta dell’accaduto.
Chi si candida a rappresentare la comunità o si propone come figura civica dovrebbe sentire il dovere morale di verificare i fatti prima di diffonderli, anziché dipingere Ciriè come una terra senza legge solo per racimolare qualche Like o un briciolo di visibilità politica in più.
Il ruolo de Il Risveglio
Il compito del giornalismo non è compiacere i tifosi di questa o quella fazione, né rincorrere l’allarmismo di chi urla più forte per avere un titolo sul giornale.
Il Risveglio continuerà a raccontare via Remmert e la città di Ciriè e naturalmente tutto il resto del nostro ampio territorio con lo stesso metodo di sempre: ascoltando i cittadini, verificando le fonti ufficiali, denunciando ciò che non va senza fare sconti alle istituzioni, ma rifiutando categoricamente di prestare il fianco a bufale, speculazioni e “benvenutismi” nei confronti di forze estremiste. La dignità dei quartieri e la verità dei fatti vengono prima delle campagne elettorali di chiunque.

