L’oboista di Morricone incanta il Concordia: la vertigine musicale che ha svelato la nuova stagione
Dalle note da brivido di "Mission" al vibrante teatro civile nel nome di Emanuela Loi, fino alla graffiante ironia d'autore: il racconto di un cartellone che guarda oltre i confini
Il vero battesimo emotivo della serata, a dimostrazione della volontà della neo-direttrice Stefania Colletto di esplorare linguaggi trasversali, è stato affidato alla musica dal vivo. Guidati da una sorprendente conduttrice d’eccezione – l’Intelligenza Artificiale “Aura” – gli spettatori hanno avuto un assaggio di ciò che li attenderà il prossimo 6 febbraio con il “Film Music Concert – Morricone 100”, appuntamento introdotto da Domiziano Pontone.
A calcare le assi del palco è stato Carlo Romano, lo storico oboista di Ennio Morricone. Accompagnato dai maestri dell’orchestra Magister Harmoniae (che a febbraio si arricchirà anche della tromba di Nello Salza), Romano ha intonato il tema immortale di Mission. Pochi, assoluti accordi di oboe sono bastati per rapire la platea, ricordando a tutti come un suono possa farsi veicolo di memoria universale.
Il teatro civile: la memoria vibrante di Emanuela Loi
Questa tensione emotiva, magistralmente innescata dalla musica, ha trovato il suo naturale prolungamento nell’impegno civile. Sul palco, l’attrice Eleonora Frida Mino ha regalato una struggente anticipazione del suo spettacolo dedicato a Emanuela Loi. La ragazza della scorta di Borsellino.
La sua performance, vibrante e necessaria, si incardina nella profonda vocazione etica del Concordia, ribadita anche dai vertici di Fondazione Via Maestra: il teatro non è solo distrazione, ma un luogo in cui impegnarsi sui grandi temi del nostro tempo. Un percorso che vedrà date cruciali dedicate alla giornata contro la violenza sulle donne (25 novembre), al Giorno della Memoria (26 gennaio) e alla lotta contro la mafia (22 marzo), con un’attenzione speciale all’educazione dei ragazzi attraverso progetti scolastici a prezzo simbolico. Una visione lucida, sposata e rilanciata dall’assessore alla Cultura della Città di Venaria, Marta Santolin, che ha ricordato come la cultura debba fungere da veicolo per contaminare le persone al di là di ogni confine prestabilito.
“L’opera è il pubblico”: un passaggio di testimone verso nuovi orizzonti
Non a caso, il cartellone di 69 appuntamenti è stato concepito come una semina collettiva, le cui radici affondano in un terreno solido. Lo ha confermato la presenza in sala di Nadia Macis in rappresentanza della Fondazione Piemonte dal Vivo, a preziosa testimonianza di una collaborazione istituzionale ventennale che continua a nutrire e strutturare l’offerta culturale del territorio.
Una continuità ribadita dal Direttore Generale Lorenzo Germak che, salendo per la prima volta sul palco, ha voluto tributare un doveroso omaggio all’ex direttore Mirko Repetto. Citando la celebre massima della performer Marina Abramovic, “L’opera è il pubblico”, Germak ha evidenziato come il cuore pulsante del teatro siano le persone che lo vivono. E richiamando Eduardo Galeano, ha svelato il senso profondo del titolo della stagione: l’orizzonte serve a camminare, spingendoci a proseguire uniti nella stessa direzione.
L’ironia graffiante di Giulia Pont e Gianpiero Perone
Ma l’orizzonte sa accogliere magnificamente anche le sfumature della grande comicità d’autore. La serata ha ospitato interventi irresistibili, a partire da Giulia Pont, che ha presentato La ragazza con la lavastoviglie di perla. Con lucido disincanto, l’attrice ha raccontato le tragicomiche consapevolezze di chi, all’improvviso, si scopre “un’adulta felice di fare la spesa al supermercato”.
A farle da controcanto, il talento inossidabile di Gianpiero Perone, presenza cardine che affiancherà Antonello Costa in Giochiamo al varietà, uno spettacolo pronto a destrutturare e omaggiare i meccanismi della risata italiana.
Tra le note eterne di un oboe, lacrime di memoria, intelligenze artificiali e sane risate liberatorie, la Presentazione Teatro Concordia ha dimostrato che il palcoscenico è, oggi più che mai, l’unico vero luogo dove possiamo ancora sperare di decifrare la complessità del nostro presente.
Foto di Costantino Sergi

