Cronaca
19 Febbraio 2026
Il volume d'affari occultato tra il 2019 e il 2022 ammonterebbe a circa 3,4 milioni di euro

Maxi sequestro da 1,5 milioni a mercante d’arte: accusato di evasione e autoriciclaggio

Gli investigatori hanno accertato che parte dei profitti illeciti è stata reimpiegata in attività finanziarie e immobiliari

TORINO – Un giro d’affari “ombra” nel mercato dell’arte contemporanea, alimentato da vendite non dichiarate e schermato dai conti correnti dei genitori. È quanto scoperto dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Torino, che hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un noto commerciante d’arte torinese.

Il meccanismo: conti cointestati e procure speciali

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, è scattata dopo aver notato che l’indagato, pur avendo cessato l’attività espositiva ufficiale in città, continuava a movimentare ingenti somme di denaro.

Gli accertamenti bancari hanno rivelato che il commerciante gestiva diversi conti correnti intestati ai genitori grazie a delle procure speciali. Uno dei conti era intestato al padre (deceduto nel 2020 all’estero), l’altro alla madre ultrottantenne. Su questi rapporti bancari transitavano cifre assolutamente incompatibili con i redditi dichiarati dall’uomo.

Opere d’autore e vendite “in nero”

Secondo le Fiamme Gialle, il denaro proveniva dalla compravendita di opere d’arte, principalmente quadri di arte contemporanea di autori rinomati, venduti anche attraverso prestigiose case d’asta senza che i ricavi venissero segnalati al Fisco.

Il volume d’affari occultato tra il 2019 e il 2022 ammonterebbe a circa 3,4 milioni di euro, portando a un’evasione dell’IRPEF calcolata in 1,5 milioni di euro, cifra corrispondente all’ammontare del sequestro odierno.

Dall’evasione all’autoriciclaggio

L’inchiesta non si è fermata alla sola “dichiarazione infedele”. Gli investigatori hanno accertato che parte dei profitti illeciti è stata reimpiegata in attività finanziarie e immobiliari, configurando il reato di autoriciclaggio. Nello specifico, l’indagato avrebbe utilizzato:

  • 1 milione di euro per la sottoscrizione di polizze vita.

  • 160 mila euro per un investimento immobiliare nella Riviera di Ponente ligure.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha quindi disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, fino alla concorrenza dell’imposta evasa.

Nota di trasparenza: Il provvedimento è stato emesso nella fase delle indagini preliminari. Per l’indagato vige la presunzione di non colpevolezza fino all’eventuale accertamento definitivo delle responsabilità.


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