“Non ho strangolato mia moglie, l’ho spinta per difendermi”: la versione di Domenico Ciambrone
Cronaca
14 Settembre 2026
L'interrogatorio dell'uomo di 89 anni accusato del tentato femminicidio della consorte di 83

“Non ho strangolato mia moglie, l’ho spinta per difendermi”: la versione di Domenico Ciambrone

Davanti alla PM della Procura di Ivrea, Caterina Miroglio, l'anziano ha fornito la sua ricostruzione dell'ennesimo scontro tra coniugi ormai “separati in casa" da anni. La donna resta ricoverata in rianimazione alle Molinette in condizioni disperate

LANZO TORINESE – «Non ho strangolato mia moglie, l’ho spinta per difendermi». Si difende così Domenico Ciambrone, l’89enne arrestato con l’accusa di tentato femminicidio a seguito del drammatico episodio consumatosi ieri mattina nell’abitazione della coppia in via Frasca, a Lanzo Torinese.

L’uomo è stato sottoposto a un lungo interrogatorio da parte del Pubblico Ministero della Procura di Ivrea, la dottoressa Caterina Miroglio, che sta coordinando le indagini condotte sul campo dai Carabinieri della Compagnia di Venaria.

La ricostruzione dell’indagato: l’ennesima lite domestica

Nel corso del colloquio con il magistrato, l’anziano ha provato a ridimensionare le proprie responsabilità, inserendo i fatti nel contesto di una convivenza da tempo logorata e conflittuale. Ciambrone e la moglie Gina, 83 anni, vivevano infatti da mesi come “separati in casa” nello stesso appartamento, dove i diverbi e le reciproche tensioni erano diventati ormai all’ordine del giorno.

Secondo quanto dichiarato dall’89enne davanti alla PM, nella mattinata di domenica tra i due sarebbe scoppiata l’ennesima ed irruenta lite. L’uomo sostiene di non aver mai stretto le mani attorno al collo della donna con intenti soffocanti, bensì di averle dato una spinta nel tentativo di allontanarla ed evitare una colluttazione fisica. Un gesto che ha fatto perdere l’equilibrio all’anziana, facendola cadere rovinosamente all’indietro e provocandole un violento trauma cranico a contatto con il pavimento.

Le condizioni della donna e il quadro cautelare

Mentre la posizione giudiziaria dell’uomo resta al vaglio dell’Autorità Giudiziaria eporediese, le condizioni della moglie Gina rimangono di estrema gravità. La donna si trova tuttora ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Molinette di Torino, dove è giunta in elisoccorso, intubata e con prognosi riservata. I medici la considerano tuttora in imminente pericolo di vita.

Nelle prossime ore la Procura della Repubblica di Ivrea chiederà la convalida del fermo per la misura cautelare. Si ricorda che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che per l’indagato vige la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza di condanna passata in giudicato.

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