Orari dei negozi: parte la deregulation – Il settore è contrario, la Regione ricorre
Politica
20 Gennaio 2012

Orari dei negozi: parte la deregulation – Il settore è contrario, la Regione ricorre

La deregulation degli orari genera preoccupazione sul commercio cittadino.
In attesa di disposizioni dalla Giunta Cota che ricorrerà alla Corte costituzionale contro il provvedimento del governo considerato lesivo delle competenze legislative regionali, Palazzo D’Oria attua la normativa nazionale: «Gli enti sono tenuti ad applicare in toto le norme -spiega Palazzo D’Oria un comunicato stampa- In accordo con i componenti del Tavolo consultivo permanente per il commercio cittadino, si è deciso di liberalizzare le aperture degli esercizi di vendita al dettaglio fino ad emanazione di eventuali aggiornamenti da parte della Regione. Gli operatori sono liberi (non obbligati) di scegliere l’orario più adeguato alle loro esigenze con l’obbligo di comunicare al Comune e di esporre l’orario di vendita scelto e di renderne nota ogni variazione. Nei prossimi giorni -conclude il comunicato- si raccoglieranno indicazioni puntuali da parte del Tavolo consultivo oltre che della grande distribuzione per rendere note all’utenza le date di apertura domenicale e festiva previste dagli operatori del settore».
Contrario il Pdl ciriacese, che chiede invece che il Comune si unisca alla Regione sostenendo il ricorso alla Corte costituzionale: «Una politica così importante avrebbe dovuto coinvolgere anche il Consiglio comunale – dichiara il capogruppo Davide D’Agostino – Il problema non riguarda solo la concorrenza potenzialmente sleale della grande distribuzione rispetto ai piccoli commercianti, ma anche tutti i lavoratori dipendenti (per lo più giovani e donne) che, se non adeguatamente tutelati, potrebbero pagare il prezzo di una politica che rischia di essere un fallimento non solo economico ma anche sociale».
Anche le associazioni di categoria appoggiano il ricorso della Regione Piemonte: «Liberalizzare le aperture non aumenterebbe i consumi – sostiene il presidente Ascom Fabrizio Fossati – non aumenterebbe l’occupazione, penalizzerebbe il piccolo commercio. Allora mi chiedo come può aiutare l’economia questo provvedimento ?»
«Non credo che questa sia la spinta di cui ha bisogno il commercio – gli fa eco Roberta Baima Poma, presidente della Confersercenti territoriale- può solo affossare le piccole realtà che avrebbero difficoltà a turnare e non farebbe crescere i consumi». Critico anche Antonio Caputi, del Filcams (federazione dei lavoratori del commercio) locale: «È dando più soldi in tasca alle famiglie che si aumentano i consumi. Con la liberalizzazione l’incasso sarebbe spalmato su 7 giorni anziché su 6 con un aumento di spese e la gestione di turnazioni allucinanti».

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