Economia e Lavoro
19 Settembre 2012

Asa, 45 giorni per non morire

Ancora un mese e mezzo di tempo per cercare di trovare un acquirente per il ramo d’azienda di Asa che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Così si è pronunciato il Tribunale di Ivrea, nella tanto attesa udienza di mercoledì 19 settembre.
Tirano così un sospiro di sollievo, almeno per il momento, i lavoratori del consorzio di strada del Ghiaro, dove da lunedì all’alba alcuni di loro protestano sul tetto dello stabilimento e dove rimarranno almeno fino al prossimo incontro in calendario, ovvero quello di venerdì 21 in Regione, senza però le taniche di benzina con cui in quattro si erano cosparsi il corpo martedì mattina, minacciando di darsi fuoco. Il magistrato ha rinviato la decisione sul fallimento, convocando una nuova udienza per lunedì 5 novembre. «Il giudice ci ha concesso una proroga che ci consentirà di andare a trattativa privata, presumibilmente con le cinque aziende che negli ultimi tempi hanno manifestato l’interesse nell’acquisizione del ramo d’azienda», afferma il sindacalista della Uil, Luca Cortese. Sono stati giorni di grande tensione. Lunedì mattina, in Comune ad Ivrea, c’è stata l’apertura delle buste per la cessione del ramo rifiuti di Asa, ma non c’è stata neppure un’offerta valida. Così il presidente della commissione, Daniela Giordano, ha comunicato il responso, annunciando la presenza di solo due manifestazioni d’interesse, da parte della “Tecnoservices” di Piossasco e dall’associazione d’impresa temporanea formata dalle ditte “Ederambiente” di Vercelli e “San Germano” di Pianezza, che però non sono riuscite a trovare una banca in grado di garantire la polizza fideiussoria necessaria ad acquisire il ramo d’azienda. Così la notte successiva, nel cortile dell’azienda, è stato bruciato un container ed i Vigili del Fuoco hanno tentato di convincere a scendere gli operai che ancora si trovano sul tetto, ma senza fortuna. Mercoledì mattina anche il deputato leghista Walter Togni è salito sul tetto dell’azienda per incontrare i lavoratori: «Faremo tutto il possibile per trovare una soluzione al problema – afferma l’esponente del Carroccio – cercando di scongiurare il fallimento, che sarebbe un dramma per i lavoratori, ma anche per l’intero territorio. Sono fiducioso, ma allo stesso tempo non permetteremo che si ricostituisca un altro carrozzone come quello che, nel recente passato, ha prodotto un debito pari ad ottanta milioni di euro».
In attesa dell’incontro a Palazzo Lascaris, riprenderà il servizio di raccolta, garantiscono i sindacati, ma i disservizi di questi giorni hanno creato il consueto malumore fra i sindaci dei 51 Comuni appartenenti al consorzio: «Speriamo che prevalga il buon senso – sottolinea Serafino Ferrino, primo cittadino di Favria – ma non intendiamo pagare per i disservizi che ci sono stati nell’ultimo periodo». La decisione finale, quindi, sarà rimandata a novembre: «Ad oggi il partner privato che tutti stanno cercando non c’è – stigmatizza Gianbattistino Chiono, sindaco di Busano – chi avrebbe tanta liquidità per investire in Asa rifiuti? Le risorse non ci sono. Credo che i sindacati dovrebbero scendere dall’Aventino, hanno sempre avuto parole di critica verso la politica e gli imprenditori: a questo punto la facciano loro l’azienda». Le preoccupazioni degli amministratori si possono ricondurre alla mancata raccolta dei rifiuti: ogni volta che i lavoratori scioperano, cumuli di immondizia metterebbero a rischio la salute dei cittadini: «Ci auguriamo vivamente che un’offerta venga accettata – alza la voce Beppe Boggia, sindaco di Forno – anche perché non possiamo andare avanti con la spazzatura che si accumula continuamente. I cittadini, che vengono in municipio e sottolineano come le bollette vengano pagate regolarmente, hanno il diritto di veder svolgere correttamente il servizio».
Adesso l’obiettivo è salvare l’azienda. «Il nostro sforzo – conclude l’assessore provinciale all’Ambiente, Roberto Ronco – si deve concentrare per cogliere l’opportunità di affidare definitivamente il servizio, anche rimuovendo quegli ostacoli di carattere finanziario che ancora esistono».

Andrea Trovato e Paola Zoppi

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